D.o ha perdonato gli ebrei, c’è proprio aria di festa, c’è la volontà di fare bene,
abbiamo sbagliato, è vero, ma Hash.m ci ha dato una seconda possibilità,
stavolta saremo all’altezza della situazione. Parte la costruzione del Mishkan,
il santuario mobile, il riferimento della Presenza Divina che accompagnerà
gli ebrei nelle loro peregrinazioni, l’entusiasmo è tanto, tutti portano materiale
per costruirlo, oro, argento, rame, qualunque altro materiale utile in grandi
quantità, così tanta che Moshè deve ad un certo punto ringraziare il popolo
e dire “basta”, abbiamo già più di quanto ci serve.
Nel deposito, in un angolo, spunta anche un mucchio di specchietti di rame, di quelli usate
dalle donne per farsi belle,accatastati uno sopra l’altro. Anche le donne avevano voluto
dare il loro contributo per la costruzione del Mishkan, e Mosè non aveva voluto offenderle
rifiutando, si, ma che farne? Sono oggetti leggeri, di bellezza, esteriori, poco adatti alla costruzione
di un edificio spirituale. Sono gli stessi specchietti che le donne hanno usato per invogliare
i mariti stanchissimi dai duri lavori della schiavitù egiziana, grazie a queste donne e ai loro
specchietti il popolo di Israele ha potuto continuare a crescere, per Me questa è la
cosa più importante (dice D.o), utilizzerete proprio questi specchietti di rame per fare il Kior,
il contenitore di acqua usato dai Cohanim per lavarsi mani e piedi prima del loro servizio
nel Santuario e senza il quale non avrebbero potuto fare nessun servizio, i Cohanim erano
uomini, ma senza le donne, senza il loro sacrificio, senza la loro incessante preoccupazione
per tirar su casa, famiglia, figli come tanti piccoli Beth Hamikdash, l’uomo, l’azione dell’uomo,
non solo il Cohen, talvolta è impossibile, spesso limitata, quasi sempre incompleta.
Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 17 marzo 2019; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).
