Bontà con intelligenza. E’ il primo matrimonio ebraico, Eliezer il servo di Avraham Avinu viene incaricato di andare a cercare moglie per suo figlio Itzhak, vista l’enormità della missione affidatagli, Eliezer chiede aiuto a D.o, “se la ragazza che mi farai incontrare offrirà da bere a me e ai miei cammelli saprò che è quella giusta”.
Eliezer incontra Rivkà che gli offre da bere, gli lascia tutto il tempo per dissetarsi e solo dopo gli offre di abbeverare anche i suoi cammelli, la tempistica non è quella prevista, l’acqua doveva essere offerta e Eliezer e alle sue bestie nello stesso momento.
Una storiella chassidica ci aiuterà a vedere quanto invece è tutto vero e tutto giusto, come ogni cosa nella Torà.
Nell’imminenza di Pesach un povero uomo si è recato dal suo Rabbi chiedendogli: “Rav, posso usare il latte al posto del vino per fare la mitvzvà dei 4 kosot? (i 4 bicchieri di vino che si bevono la sera del seder). Il Rav gli rispose “è una bella domanda.. vedi quei 3 libri laggiù, li potremmo trovare la risposta, ma sono dietro tutti gli altri, dovremmo tirare fuori tutto e il tempo per i preparativi di Pesach è sempre di meno…. facciamo così, che non lo sappia nessuno, ti do io i soldi per comprare il vino, e poi cercheremo con comodo la risposta dopo Pesach”. Dopo un po’ il Rav va in camera sua, prende 1.000 Euro e li mette in una busta chiusa sotto lo sguardo prima incuriosito, poi stupefatto, della moglie. “Ma come?”, esclama la moglie sottovoce “1.000 euro per un po’ di vino, quell’uomo certamente non è abituato a pasteggiare con vini così costosi!”;
“Hai ragione moglie mia”, rispose il Rav, “ma se quell’uomo pensava di usare il latte per i 4 kosot significa che non aveva neanche carne da mangiare, perché gli ultimi 2 kosot si bevono dopo cena, e non si può il latte dopo la carne; quindi se non c’è la carne non ci sarà forse neanche la matzà ne il pasto festivo, è una famiglia numerosa, forse neanche hanno bei vestiti per il hag, ecco che i 1.000 saranno appena sufficienti”.
Rivkà ha aspettato che Eliezer si fosse ristorato prima di iniziare ad abbeverare i suoi cammelli, lavoro che inevitabilmente lo avrebbe distratto dal suo riposo, il Rav ha aiutato quel povero senza metterlo in imbarazzo e volendolo veramente aiutare, sono bontà intelligenti, fare il bene usando l’intelligenza, se la tua mente ti dice come fare il bene, che ne serve di più, ascoltare la mente nel fare il bene è farlo con intelligenza.
Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 20 novembre 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).
