Autore: admin

  • Camminare sicuri tra le difficoltà

    Succede di tutto. Sono cose molto forti, terribili, orribili, scandalose, con i nostri avi come protagonisti.

    I fratelli di Yosseph che lo vogliono far fuori (chi? i figli di Yaakov? quelli completamente integri, interamente tzaddikim? …si.. proprio loro…), poi Yehudà che si unisce con la nuora Tamar in un modo apparentemente riprovevole, (chi? Yehudà? proprio il progenitore di Maschiach? si.. si.. quello…), ancora Yosseph accusato ingiustamente di atti immorali mai fatti e sbattuto a marcire in prigione… (chi? Yoseph HaTzaddik? IL Giusto?.. si..si.. proprio lui…). Succede di tutto, succede così tanto da poter ispirare un centinaio di puntate di Beautiful e similari. Ma coinvolti non sono Ridge e Brooke, gli attori sono i nostri Tzaddikim, i più grandi personaggi con una Santità immensa, con una vicinanza a Ha-Kadosh-Baruch-Hu così grande da non poterli immaginare in altro modo che non seduti 24 ore al giorno intenti a rompersi la testa su un trattato di Ghemarà.

    “VaYeshev Yaakov be Eretz MeGurei Aviv, Yaakov si stabilì nella terra dove suo padre aveva abitato MeGurei, con paura…(Bereshit 37, 1)”. VaYeshev è lo status a cui aspirano tutti gli esseri umani, stabilirsi vivendo tranquillamente, casa, famiglia, salute, soldi, vacanze, tutto in abbondanza, senza sforzi ne pensieri, VaGur è ancora un termine che significa stabilirsi ma in modo diametralmente opposto, con difficoltà, problemi, fatica, paura, proprio il tipo di di vita che nessun uomo al mondo si augurerebbe di avere ma che però sembra essere quella di tutti, grandi Tzaddikim compresi, anzi, proprio a loro è successo davvero di tutto e di più, altro che abbandonarsi ogni giorno alla dolce cantilena della Mishnà protetti dalle solide e confortevoli mura di una Yeshivà.

    In un solo verso la Torà ci dice non solo come funziona la vita ma anche come farla funzionare.

    E’ pacifico che la vita tranquilla non esiste, non può esistere perché altrimenti non sarebbe vita, i morti sono tranquilli, i vivi devono fare per sentirsi vivi, devono agire e crescere in mezzo a mille problemi attraversando talvolta gli imprevedibili temporali e burrasche dell’esistenza umana, è così per tutti, nessuno escluso, anche per coloro che vivono giorno e notte saldamente attaccati al loro Creatore.

    Per questi ultimi però, c’è una possibilità in più, a portata di mano di chiunque lo voglia.

    Studiare Torà per cercare di fare bene la Sua Volontà, quindi alla fine essere semplicemente ciò per cui sei stato creato, non ti renderà la vita più facile, ma vivrai tranquillamente tutte le difficoltà camminando sicuro, mano nella mano con il Padrone dell’Universo, verso una crescita spirituale senza fine.

    Questa è l’unica possibile tranquillità della vita in questo mondo, non ce ne sono altre.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 30 novembre 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 28

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 28

    Lezione del 29 novembre 2018 · Durata 0:54:34 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 28

  • Le Sue promesse

    Esaù sta andando incontro al fratello “accompagnato” da 400 uomini armati fino ai denti.

    Dopo quello che gli ha “combinato” Yaakov Avinu, è facile immaginare che le sue intenzioni non siano proprio quelle di voler accendere insieme le candele di Chanukkà e fare un po’ di festa in famiglia. Yaakov Avinu ne è ovviamente molto spaventato, conosce il carattere violento del fratello, la totale assenza di principi morali, conosce bene l’odio che lo alimenta.

    Di qua Yaakov Avinu, il pacifico pastore disarmato che avanza con le sue mogli, i suoi figli e i suoi averi, di la Essav, un feroce e sanguinario guerriero abituato alla vittoria, c’è proprio di che essere terrorizzati, chi non lo sarebbe? Tutti…. ma non Yaakov Avinu! Come fa il Patriarca, che teme veramente e sinceramente D.o, aver paura di suo fratello o di chiunque altro?

    D.o gli aveva promesso protezione, abbondanza, prosperità e posterità e aveva mantenuto tutte le Sue promesse, Yaakov ha toccato con mano tutto il Bene che l’Eterno gli ha fatto con amore, Hash.m è con me, di chi mai dovrò aver paura, D.o è certamente sempre al mio fianco, cosa mai potrà farmi un uomo? (Tehillim..). E’ vero, però… forse…

    Il 19 di Kislev si festeggia la liberazione dell’ Alter Rebbe, Rabbi Shneur Zalman di Liadi, il Baal HaTanya. In questo giorno, del lontano 1799, il Santo Rabbi veniva liberato dalle prigioni zariste dove era rinchiuso, condannato a morte per favoritismo con il sultano turco, nemico dello zar.

    Per lo zar della Russia di allora la vita di un ebreo valeva meno di quella di una mosca, non valeva la pena di spendere neanche un fugace pensiero sulla loro sorte. Eppure l’Alter Rebbe venne scagionato da tutte le (ovviamente false) accuse e venne liberato, la Mano di D.o è stata più che palese.

    Normale la reazione di tutti i suoi discepoli alla sua liberazione. Subito tanta gioia, poi subito pensieri di rivalsa, bisogna che tutti coloro che hanno fatto così tanto male al nostro Rebbe paghino in qualche modo! Il primo discorso fatto dal Rabbe invece si apre con le stesse parole di Yaakov Avinu.

    “….(forse) i miei meriti sono diminuiti dopo tutti i Tuoi Atti Misericordiosi e la fedele realizzazione di tutte le Tue promesse… (Bereshit, 32, 11)”… Se già prima sapevo di non valere niente, tutto il Bene ricevuto da Hash-m mi dimostra che sono uno zero, anzi, un doppio zero, per quale motivo quindi dovremmo rivalersi su quei malvagi uomini? Chi siamo noi per poter giudicare?

    Se degli uomini grandissimi come Yaakov Avinu e il Baal HaTanyà arrivano a preoccuparsi perché (forse) i loro meriti sono diminuiti a causa della tanta Bontà ricevuta da Ha-Kadosh-Baruch-Hu, noi piccoli uomini dei nostri tempi moderni invece “pretendiamo” da D.o successo, denaro, comodità, agiatezza,salute, benessere, D.o ci da tutto quanto ci serve e… siamo contenti? Quasi mai.

    Diciamo grazie? Raramente. Se mai fossimo riusciti ad acquisire anche qualche microscopico merito, con tutto il Bene che l’Eterno ci ha fatto, il bilancio si chiude sempre in rosso, loro pensavano a una “diminuzione” dei loro meriti, noi invece andiamo sotto… e di tanto…

    Poco importa. Per nostra fortuna, il Santo-Benedetto-Egli-Sia da, sempre e comunque, per il Suo grande Amore, a noi almeno l’onere di riconoscerlo.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 27 novembre 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 27

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 27

    Lezione del 27 novembre 2018 · Durata 0:50:35 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 27

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 26

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 26

    Lezione del 22 novembre 2018 · Durata 0:45:06 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 26

  • Lui c’è.

    Chi è D.o? Com’è? Nessuno lo sa, nessuno può saperlo. Tranne Moshè Rabbenu, unica eccezione, nessun essere umano può “vederLo” mentre è in vita, non è una cattiveria ma un semplice dato di fatto, la dotazione umana, con occhi che quando va bene riescono a vedere a 50/100 metri, spesso con l’ausilio di lenti e occhiali, non ci consente di “vedere” la Divinità così come i cinque sensi non ci consentono di percepirne la Presenza. Pur non sapendo Chi è, si sa però con precisione cosa non è.

    Per esempio, non è niente di quello che può essere un essere umano o qualunque altra creatura di questo mondo, Lui è il Creatore, infinito, immateriale, Unica Esistenza vera, fuori dal tempo e dallo spazio, inimmaginabile (qualunque cosa si possa immaginare di Lui è per forza falsa… e non pensiamo certo alle icone per bambini tipo barba bianca e voce tuonante… anche il pensiero più alto, astratto e spirituale non potrà che essere sempre completamente falso) noi gli esseri creati, finiti, materiali, mortali, viventi a tempo determinato nel tempo e nello spazio, un gap assolutamente incolmabile.

    Eppure c’è una certezza, solida, umanamente e facilmente comprensibile: Lui c’è. Sempre. Ovunque. Non Lo vediamo, non Lo sentiamo, non Lo percepiamo, ma c’è.

    C’è anche adesso, anche ora, qui nelle stanze degli uomini, non negli Alti Cieli, ma qui vicino a me, sulla mia sedia mentre scrivo e sulla tua mentre leggi, c’è sempre, anche quando andrò a dormine, Lui sarà lì, vicino al mio letto.

    Lui c’è per forza: se hashveshalom non ci fosse sempre, ma proprio sempre, il mondo non esisterebbe, senza la Sua continua Energia profusa nel Suo Universo nulla esisterebbe più, se ti staccano la luce per un secondo mentre sul PC non hai salvato, il tuo lavoro di due ore non esiste più… come se per due ore non avessi fatto niente…. eppure avevi scritto tanto…finita la benzina la macchina si ferma, e non si muoverà più finchè non ne metti dell’altra, tutto vive e si muove grazie all’Energia Divina che toccando ogni aspetto del Creato, non può che essere presente sempre e comunque dappertutto.

    La religione ebraica non è “credere” in D.o ma “sapere” che D.o interviene nella mia vita ogni secondo.

    Come sono certo che “I Promessi Sposi” li ha scritti Alessandro Manzoni, pur non avendolo mai conosciuto ne avendo vissuto nei suoi tempi, così sono certo che la Torà l’ha scritta HaKadosh-Baruch-Hu pur non avendoLo “conosciuto” quando Si è rivelato agli ebrei sul Monte Sinai, ci sono le testimonianze.

    Vayetzè, è uscito…. anch’io oggi sono voluto uscire dalla consuetudine che mi vuole commentatore della parashà della settimana. L’ho faccio perché in questi ultimi tempi vivo una grande sofferenza, ho un gran peso al cuore, quasi una continua angoscia nel constatare il quasi totale disinteresse della quasi totalità degli ebrei milanesi verso Colui che è l’Artefice di Tutto e la Sua Santa Torà.

    “Io sono l’Eterno Tuo D.o, che ti ha tratto dalle ristrettezze per esserti D.o…” tutti sembrano essersene completamente dimenticati del perché l’Eterno ci ha creati, cine, teatro, ristorante, in vacanza, tutto è più divertente che studiare la Torà e avvicinarsi al Creatore, Colui che può Tutto, l’Unico che non smette mai di pensarci secondo per secondo.

    Questa crisi terribile avrebbe dovuto spingere i figli a chiedere al Padre Onnipotente di salvarli; invece, pur avendo questa incredibile reale opportunità, tutti hanno sempre qualcos’altro di “meglio” da fare. Noi sappiamo che D.o c’è, noi sappiamo che D.o può tutto,  noi sappiamo che insieme a Lui possiamo raggiungere la massima, unica vera gioia e facciamo altro, alla fine niente, perché poi sempre niente ci resta in mano. Vedere ogni giorno i miei fratelli che vivono così è per me motivo di continuo dolore, un urlo silenzioso che esce dolorosamente dalla mia anima.

    Per favore, vieni a studiare Torà, con me o con altri, vieni al tempio, già da questo Shabbat, il tuo singolo contributo è fondamentale per migliorare la vita di tutti.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 20 novembre 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Shirà Ha’asinu: il cantico Ha’asinu

    Cantare è una manifestazione di gioia, il canto esce da un cuore lieto, contento, allegro.

    Naturalmente il canto non poteva non avere una grande importanza nell’ebraismo, i canti che cantavano i Levyim nel Beth Hamikdash erano di una bellezza e melodia mai sentite, nessun cantante o artista, di alcun genere musicale, è mai riuscito a uguagliarli.

    Hash.m quindi chiede al Suo Popolo tramite Moshè di imparare a memoria la Shirà Ha’asinu, il cantico Ha’asinu (Devarim 31, 19). Se ti sembrerà che Hash.m Si nasconde e Si è allontanato da te, quando in realtà eri tu che ti eri allontanato da lui, allora canterai questa Shirà.

    Shirà deriva da Sharir, che significa fissare, legare. Cantando Haasinu l’uomo lega il proprio cuore a D.o, fissa tutte le parole della Torà nella propria mente, cantando questa Shirà l’ebreo coinvolge tutto il suo essere nella Teshuvà. Non a caso il capitolo con il canto è numerato con 32 (Devarim 32, 1).

    Il valore numerico di 32 è lev, cuore, a significare che questo canto è indirizzato al cuore di ogni persona, esce dal cuore di ogni ebreo, ma è anche il cuore di tutta la Torà, studiare questa Shirà quindi è studiare l’intera Torà.

    Dopo Yom Kippur ora ci aspettano giorni di grande gioia, Sukkot, Sheminì Atzeret, Simchà Torà.

    A partire già da questo Shabbat, canteremo la Torà, studieremo la Torà, balleremo con la Torà.

    Che D.o Onnipotente ci mandi finalmente la gioia più grande con Maschiach, così da farci cantare tutti, con la più grande e vera felicità, nel Suo Beth Hamikdash, per sempre, omein ken yei ratzon.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 20 novembre 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Yom Kippur

    Yom Kippur è il giorno dove la Teshuvà, il ritorno verso D.o, raggiunge i massimi livelli.

    Obiettivo? Riconoscere di non essere stati proprio bravissimi, che avremmo potuto fare di meglio

    per il prossimo e per il nostro Creatore, che si, insomma, magari volevamo farlo ma il lavoro, gli impegni, i problemi… lo riconosciamo, saremmo dovuti essere più forti e superare quelli che erano i “soliti” impedimenti dai quali, ognuno nella propria vita, non riesce a separarsi , lo riconosciamo e chiediamo al Creatore a gran voce il Suo Perdono dicendoGli che quest’anno noi ci metteremo più impegno, per questo Avinu Malkenu regna ancora su di noi, perdonaci, noi torniamo a Te, facciamo Teshuvà, dacci un buon anno così avremo ancora la possibilità di provare a fare meglio. La “ricetta” della Teshuvà, è piuttosto semplice, la parola “Teshuvà“ in ebraico si scrive con 5 lettere che i nostri Maestri spiegano:

    (T)et, Taamim Tihiè. Sincerità. E’ il primo passo. Se dici al Creatore che sei dispiaciuto pensando però che tutto sommato non hai fatto niente davvero di così male tanto da chiedere il perdono, tutto finisce qui.

    (S)hin, Shivit, shiviti Hash.m. Il secondo: fissare subito bene il traguardo che si vuole raggiungere: sei Tu, Hahs.m, e a Te dove voglio arrivare, e con Te che voglio stare, vicino vicino, tutto questo nuovo anno.

    (V)av, Veaavta Reechà Kamokà, l’amore per gli altri, essere sempre vigili a ascoltare, percepire i problemi degli altri per vedere se, in qualche modo, si può dare una mano, aiutare gli altri, talvolta basta solo un sorriso o un abbraccio.

    (V)et, Ve Kol Derachechà: così in tutte le tue vie, in ogni occasione, in ogni situazione, al bar, in strada, in ufficio, con gli amici, in sinagoga, KOL, così sempre.

    (H)ei, Haznà Lachem, privacy, la riservatezza, fai tutto con discrezione, è tutto tra te e D.o, Lui non ha bisogno che strombazzi ai quattro venti quanto sei stato generoso con quel poveraccio, Lui ha visto e Lo sa bene, è una cosa tra te e Hash.m  e nessun’altro.

    Proponendoci una sincera Teshuvà basata su queste semplici 5 indicazioni, ci assicureremo da D.o un nuovo anno pieno di prosperità felicità, abbondanza, buona salute e tutto il grande Bene che Iddio Onnipotente, ogni anno, non manca mai di farci avere con Mano Larga e Santa, amen ken yey ratzon.

    Hatimà tovà!

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 20 novembre 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Bontà con intelligenza.

    Bontà con intelligenza. E’ il primo matrimonio ebraico, Eliezer il servo di Avraham Avinu viene incaricato di andare a cercare moglie per suo figlio Itzhak, vista l’enormità della missione affidatagli, Eliezer chiede aiuto a D.o, “se la ragazza che mi farai incontrare offrirà da bere a me e ai miei cammelli saprò che è quella giusta”.

    Eliezer incontra Rivkà che gli offre da bere, gli lascia tutto il tempo per dissetarsi e solo dopo gli offre di abbeverare anche i suoi cammelli, la tempistica non è quella prevista, l’acqua doveva essere offerta e Eliezer e alle sue bestie nello stesso momento.

    Una storiella chassidica ci aiuterà a vedere quanto invece è tutto vero e tutto giusto, come ogni cosa nella Torà.

    Nell’imminenza di Pesach un povero uomo si è recato dal suo Rabbi chiedendogli: “Rav, posso usare il latte al posto del vino per fare la mitvzvà dei 4 kosot? (i 4 bicchieri di vino che si bevono la sera del seder). Il Rav gli rispose “è una bella domanda.. vedi quei 3 libri laggiù, li potremmo trovare la risposta, ma sono dietro tutti gli altri, dovremmo tirare fuori tutto e il tempo per i preparativi di Pesach è sempre di meno…. facciamo così, che non lo sappia nessuno, ti do io i soldi per comprare il vino, e poi cercheremo con comodo la risposta dopo Pesach”. Dopo un po’ il Rav va in camera sua, prende 1.000 Euro e li mette in una busta chiusa sotto lo sguardo prima incuriosito, poi stupefatto, della moglie. “Ma come?”, esclama la moglie sottovoce “1.000 euro per un po’ di vino, quell’uomo certamente non è abituato a pasteggiare con vini così costosi!”;

    “Hai ragione moglie mia”, rispose il Rav, “ma se quell’uomo pensava di usare il latte per i 4 kosot significa che non aveva neanche carne da mangiare, perché gli ultimi 2 kosot si bevono dopo cena, e non si può il latte dopo la carne; quindi se non c’è la carne non ci sarà forse neanche la matzà ne il pasto festivo, è una famiglia numerosa, forse neanche hanno bei vestiti per il hag, ecco che i 1.000 saranno appena sufficienti”.

    Rivkà ha aspettato che Eliezer si fosse ristorato prima di iniziare ad abbeverare i suoi cammelli, lavoro che inevitabilmente lo avrebbe distratto dal suo riposo, il Rav ha aiutato quel povero senza metterlo in imbarazzo e volendolo veramente aiutare, sono bontà intelligenti, fare il bene usando l’intelligenza, se la tua mente ti dice come fare il bene, che ne serve di più, ascoltare la mente nel fare il bene è farlo con intelligenza.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 20 novembre 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 25

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 25

    Lezione del 20 novembre 2018 · Durata 1:00:07 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 25