Autore: admin

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 24

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 24

    Lezione del 15 novembre 2018 · Durata 1:05:35 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 24

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 23

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 23

    Lezione del 13 novembre 2018 · Durata 0:53:18 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 23

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 22

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 22

    Lezione del 8 novembre 2018 · Durata 1:01:35 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 22

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 21

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 21

    Lezione del 6 novembre 2018 · Durata 1:02:57 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 21

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 20

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 20

    Lezione del 1 novembre 2018 · Durata 0:53:28 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 20

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 19

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 19

    Lezione del 25 ottobre 2018 · Durata 1:01:38 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 19

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 18

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 18

    Lezione del 23 ottobre 2018 · Durata 0:52:17 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 18

  • When a Bochur Faced a Crisis

    Rabbi Shmuel Rodal has served as a Chabad emissary, educator, and rabbi of the Beth Shlomo Synagogue in Milan, Italy, for close to fifty years.

    In the mid-1960s he was a student in Yeshiva Tomchei Temimim in Kfar Chabad, Israel and had series questions in his faith in Hashem. In this interview, he recalls how they got resolved.

    Link to the original post: https://www.collive.com/show_news.rtx?id=52432

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 7 ottobre 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Le più belle benedizioni

    Bil’am si appresta ad andare con i ministri di Balak per tentare di maledire Israele, lui ha già detto loro che non potrà dire niente altro di quello che Hashem gli metterà in bocca, quindi sella personalmente la sua asina pur disponendo di servitori, “hai visto Hashem, per fare la Tua volontà mi occupo personalmente anche dei lavori servili”, “Rashà che non sei altro!, risponde Hashem, arrivi tardi! Prima di te, e con intenzioni veramente benevole, lo ha già fatto Avraham Avinu!”

    Hashem difende orgogliosamente il Suo popolo, sempre, da tutto e da tutti, lo ama appassionatamente, nessuna argomentazione contro un ebreo è recepita da Hashem, le critiche ai Suoi Figli primogeniti non le ascolta neanche, Bil’ham si sforza di trovare uno spiraglio, qualche appiglio su cui appoggiarsi senza successo finendo invece per benedire Israel con le più belle benedizioni in assoluto;

    poi la brutta idea (il Male le pensa davvero tutte), Bil’am dice io non posso farci niente, ma tu (Balak) organizza un mercato con venditrici giovani, carine e poco vestite, quando gli ebrei andranno al mercato, le fanciulle li attireranno nel privè e prima di consumare una unione proibita, chiederanno loro di adorare il Baal Peor (idolo Moavita), idolatria e immoralità, bingo, le due cose che Hashem non riesce proprio a sopportare in Israel, un ebreo, un servitore di Hashem, idolatra e immorale è un controsenso, è innaturale, non può esistere, morirono così in 24.000.

    Il Male si presenta spesso con un aspetto gradevole, simpatico, accattivante, così ti tira dentro, riconoscerlo però è molto semplice, se ti offre qualcosa contrario alla Torà, non ci cascare, non potrà giovarti in alcun modo.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 29 giugno 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Il bastone e la dolcezza

    Myriam, arrivata alla fine dei suoi giorni, è mancata. E con lei se n’è andata anche la roccia che da cui sgorgava acqua che dissetava miracolosamente il popolo ebraico e i suoi animali accompagnandoli nel deserto.

    Ma ora Myriam non c’è più, niente più roccia, niente più acqua, e la prospettiva di stare in un deserto senza acqua semina il panico tra il popolo, come se bere sinora dalla roccia di Miryam fosse stato un fatto del tutto naturale.

    Moshè, pensando che la fiducia degli ebrei  nella Provvidenza Divina si era un po’ “annacquata”.. (a proposito di acqua…) chiede a D.o cosa deve fare. “Tre cose devi fare”, gli risponde Hash.m, *“prendi il bastone, raduna la comunità, i testimoni**del Patto (Edà), parla alla roccia, e da questa sgorgherà l’acqua”*. Di queste tre cose, però, Moshe Rabbenu ne fa una sola: prende il bastone. Poi raduna i vari gruppi di persone (la Torà precisa che ha radunato il Kahal, non la Edà), quindi picchia la roccia invece di parlarle, l’acqua esce, ma questo comportamento costerà caro a Moshè che non entrerà in Israele.  Le conseguenze appaiono sproporzionate, Moshè Rabbenu, colui che ha guidato con non poca fatica e sacrifici, il popolo  ebraico verso la Torà,  che aveva già battuto una roccia a Chorev per avere l’acqua secondo le stesse indicazioni Divine, viene punito così severamente? E poi, se D.o mi ha detto di prendere il bastone, vuol dire che posso usarlo, altrimenti a cosa serve portarmelo appresso?

    Questo episodio prova, una volta di più, l’immenso, irrazionale, infinito Amore di Ha-Kadosh-Baruch-Hu verso il Suo Popolo, quel popolo che nascendo con l’uscita dall’Egitto, da una schiavitù opprimente, non poteva crescere se non con il bastone, con la forza, con precisi ordini, con il ferreo comando. Ma ora che erano diventati i testimoni del Patto, una vera comunità (Edà) e non più un insieme di tanti gruppi (Kahal) che condividono opinioni e/o interessi, ora il bastone indica solo chi è la guida, ma non va più usato. Questi sono i figli di coloro che sono usciti dall’Egitto, una nuova generazione che non ha conosciuto la schiavitù dei loro genitori, sono quelli che sono a un passo dall’entrare in Eretz Israel per continuare a testimoniare che c’è un Padrone del Mondo, con loro devi parlare, non serve più la forza, con la dolcezza di poche parole l’acqua sarebbe certamente sgorgata copiosa, anche dalla più dura delle rocce.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 28 giugno 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).