Autore: admin

  • Korach e le convinzioni personali

    Korach non era uno qualunque, era un uomo che aveva Ruach HaKodesh, ispirazione divina, da lui discenderà nientemeno che il profeta Shmuel Hanavì… quando era andato da Moshè a manifestare le sue ragioni, era sincero, convinto, assolutamente convinto di quello che pensava e diceva, non c’era nulla di falso nel suo pensiero, tanto che alla fine ha convinto altre 250 persone, duecentocinquanta, mica una o due, e tutti personaggi di alto spicco. Ma Hashem ha dimostrato che le sue convinzioni, pur sincere, erano completamente sbagliate.

    1mo insegnamento (fondamentale): mai basarsi in senso esclusivo sulle proprie convinzioni, lasciare sempre dello spazio per l’altro, per l’altra opinione, anche se si è fermamente convinti di una cosa, non è detto che sia quella giusta.

    La terra si aprì e vennero inghiottiti vivi tutti, Korach, i suoi figli, le loro famiglie, i 250 con le loro famiglie, tutti, uomini ma anche donne e bambini, pure i neonati.

    2ndo insegnamento (fondamentale): Haavat Israel prima di tutto, chiunque o qualunque cosa crea discordia tra il popolo ebraico è sempre una cosa gravissima, un male grandissimo, che finisce malissimo. Dopo 120 anni, SDV tutti finiamo sottoterra, tutti avranno SDV la Khevurà (sepoltura) nel Beth HaHaim (cimitero, letteralmente “casa dei viventi”); per la “sepoltura” di Korach invece la Torà parla di “Sheola” che viene da “Lishol“ (imprestare);

    3zo insegnamento (fondamentale): anima e corpo sono in prestito e vanno tenuti e usati bene e restituiti in buone condizioni, come per qualunque bene ricevuto in prestito, se usi bene corpo e anima, quando li dovrai restituire non ti verrà “ricordato” che ti sono stati prestati.

    Tre insegnamenti della Torà fondamentali, tutti e tre, non è un copia incolla.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 28 giugno 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • L’Alià: una salita

    La Torà non parla mai male, di niente e di nessuno, il linguaggio è sempre attento perché così deve essere anche quello dell’uomo, poche parole, solo quelle necessarie, massima attenzione a non parlare mai degli altri, ne in male ma neanche in bene, talvolta una parola di troppo può portare a conseguenze del tutto imprevedibili. La Torà distingue gli animali che salirono sull’arca di Noè come “puri” e “non puri”, non viene usato il termine “impuro”, più conciso ma apparentemente dispregiativo, perché non è certo una colpa per gli animali se non sono puri, questa è stata la Volontà del loro Creatore. Non così con gli esploratori. L’uscita dall’Egitto, una lunga storia di miracoli e di Presenza manifesta del Santo-Benedetto-Egli-Sia, siamo all’epilogo, siamo alla concretizzazione finale di tutto questo incredibile percorso, abbiamo la Torà, ora Hash.m ci farà risiedere in Terra Santa, nell’unica terra dove può essere eretto il Beth Hamikdash, l’unico luogo dove risiederà la Sua Santa Shekhinà illuminando tutti i popoli e tutto il mondo.

    Siamo ad un passo. Eppure non va come era ovvio che andasse, gli esploratori tornano portando notizie disastrose, la terra è abitata da giganti potentissimi, frutti giganteschi, mura fortificate, praticamente inespugnabile. E quello che sorprende ancor di più è che il popolo da loro credito e si spaventa, come se finora avessero fatto tutto loro, il popolo, da soli, come se non fosse stato unicamente grazie alla Grande e Forte Mano di HaKadosh-Baruch-Hu che sono arrivati sin lì.

    Andare in Eretz Israel significa fare l’Alià, una salita. Da una situazione peggiore, più bassa, si passa a una migliore, più elevata. Arrivati alle porte di Israele il popolo ebraico era a un livello elevatissimo, D.o si occupava di tutte le loro necessità materiali, la manna, cibo da Cielo senza residui, acqua dal pozzo di Miryam, vestiti sempre puliti e impeccabili (mai una toppa o un colletto sporco…), nessuna malattia, la loro unica attività era studiare Torà, sempre, tutto il giorno, lodare il Creatore per questa Unione perfetta, ideale, tra Santo e il Suo Popolo.

    Gli ebrei erano come angeli in Cielo, che non mangiano, non dormono e a loro unica occupazione e lodare D.o e eseguire i Suoi Comandamenti. Ma gli uomini non sono angeli del Cielo, non possono essere una copia degli angeli, gli uomini sono uomini e così devono servire il Creatore, da uomini.

    Entrare in Israele era perdere questo status provvisorio di “angeli”, ora la terra andava coltivata, bisognava alzare il naso al Cielo pregando per la pioggia, la giornata sotto il sole cocente a coltivare o mietere, e alla sera, distrutti dalla fatica, restava poco per studiare Torà o fare una tefillà come si deve.

    Questa non è una “alià”! questa è una “discesa”! (hashveshalom). Non fa per noi, meglio restare dove siamo. Non un dubbio quindi sulle possibilità di espugnare la Terra Promessa, quello era pacifico, se Hash.m ha detto che quella è la nostra Terra, quella è, è Lui il Padrone del Mondo, è Lui che decide a chi dare quello che Vuole dare, il vero timore era quello di non reggere alla sfida di restare un popolo distinto tra tutti gli altri popoli del mondo, la paura che la vita materiale avrebbe finito per travolgerli lasciando in secondo piano lo studio e la spiritualità.

    Guardando alle difficoltà che ci sono oggi, si potrebbe dire che i loro timori non erano del tutto infondati. Ma la vocazione del popolo ebraico non è quella di non fare niente in questo mondo pensando solo alla spiritualità ma giusto il contrario, fare, tanto, cercando di fare bene, e così continuare ad elevarsi spiritualmente, crescendo ogni giorno, nelle difficoltà quotidiane della vita. Ma è un compito impossibile!

    Se dopo tanti millenni il popolo ebraico, lui solo, è ancora qui, non solo è possibile, ma è  la prova che è esattamente questo che il Padrone dell’Universo vuole dal Suo Popolo. Hashem, siamo pronti! davvero, non aspettare più!

    Riportaci tutti prestissimo in Erez Israel con Maschiach e il Beth Hamikdash ricostruito, e noi ci andremo “beRinà”, cantando, amen.

    Che gli insegnamenti della Torà siano sempre nella nostra mente e davanti ai nostri occhi.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 28 giugno 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • L’accensione della Menorà

    E Aharon fece come D.o ha comandato a Moshè…  C’era bisogno di dirlo? Aharon, il Sommo Sacerdote, l’uomo la cui vita era interamente consacrata al servizio Divino poteva anche solo pensare di fare altro? Il compito di Aharon in questione è l’accensione della Menorà, il candelabro ottenuto da un unico blocco d’oro battuto (mikshà) per insegnare che chi illumina, indirizza, insegna deve sentirsi costantemente “battuto” in modo da aumentare ogni giorno di più la propria umiltà, requisito questo assolutamente indispensabile per qualunque servizio Divino o sincero e vero rapporto con gli uomini, e più si è in alto, e più si deve essere umili, l’esatto opposto di quanto avviene negli altri popoli.

    Il Re di Israele, per essere re, deve essere Naghid, umile, prima di lui passava anche l’ultimo dei miserabili, il Re di Israele è l’unto del Signore e quindi non può, di fatto, sentirsi potente perché sa bene che la sua “potenza” è solo quella di D.o, null’altro.

    Ma torniamo al nostro Aharon. Di lui si sa che fosse Oev Shalom, amante della pace, che cercasse sempre di mettere pace tra gli ebrei, un uomo umile e buono da cui era più che lecito aspettarsi una immediata obbedienza al comando Divino. La trepidazione, l’entusiasmo, la gioia con cui Aharon accendeva ogni giorno la Menorà però erano gli stessi del primo giorno, facendo sempre la stessa cosa, ogni giorno ritrovava le stesse emozioni, la stessa freschezza di una gioia nuova, dopo 39 anni di servizio ancora non vedeva l’ora di accendere la Menorà, questo è vero servizio Divino, così si dovrebbe vivere.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 28 giugno 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 17

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 17

    Lezione del 26 giugno 2018 · Durata 1:03:16 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 17

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 16 (parte 2)

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 16 (parte 2)

    Lezione del 21 giugno 2018 · Durata 0:22:46 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 16 (Part 2)

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 16 (parte 1)

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 16 (parte 1)

    Lezione del 21 giugno 2018 · Durata 0:33:17 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 16 (Part 1)

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 15

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 15

    Lezione del 19 giugno 2018 · Durata 0:57:51 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 15

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 14

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 14

    Lezione del 14 giugno 2018 · Durata 1:00:02 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 14

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 13

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 13

    Lezione del 31 maggio 2018 · Durata 1:00:49 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 13

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 12

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 12

    Lezione del 29 maggio 2018 · Durata 1:04:29 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 12