La Torà non parla mai male, di niente e di nessuno, il linguaggio è sempre attento perché così deve essere anche quello dell’uomo, poche parole, solo quelle necessarie, massima attenzione a non parlare mai degli altri, ne in male ma neanche in bene, talvolta una parola di troppo può portare a conseguenze del tutto imprevedibili. La Torà distingue gli animali che salirono sull’arca di Noè come “puri” e “non puri”, non viene usato il termine “impuro”, più conciso ma apparentemente dispregiativo, perché non è certo una colpa per gli animali se non sono puri, questa è stata la Volontà del loro Creatore. Non così con gli esploratori. L’uscita dall’Egitto, una lunga storia di miracoli e di Presenza manifesta del Santo-Benedetto-Egli-Sia, siamo all’epilogo, siamo alla concretizzazione finale di tutto questo incredibile percorso, abbiamo la Torà, ora Hash.m ci farà risiedere in Terra Santa, nell’unica terra dove può essere eretto il Beth Hamikdash, l’unico luogo dove risiederà la Sua Santa Shekhinà illuminando tutti i popoli e tutto il mondo.
Siamo ad un passo. Eppure non va come era ovvio che andasse, gli esploratori tornano portando notizie disastrose, la terra è abitata da giganti potentissimi, frutti giganteschi, mura fortificate, praticamente inespugnabile. E quello che sorprende ancor di più è che il popolo da loro credito e si spaventa, come se finora avessero fatto tutto loro, il popolo, da soli, come se non fosse stato unicamente grazie alla Grande e Forte Mano di HaKadosh-Baruch-Hu che sono arrivati sin lì.
Andare in Eretz Israel significa fare l’Alià, una salita. Da una situazione peggiore, più bassa, si passa a una migliore, più elevata. Arrivati alle porte di Israele il popolo ebraico era a un livello elevatissimo, D.o si occupava di tutte le loro necessità materiali, la manna, cibo da Cielo senza residui, acqua dal pozzo di Miryam, vestiti sempre puliti e impeccabili (mai una toppa o un colletto sporco…), nessuna malattia, la loro unica attività era studiare Torà, sempre, tutto il giorno, lodare il Creatore per questa Unione perfetta, ideale, tra Santo e il Suo Popolo.
Gli ebrei erano come angeli in Cielo, che non mangiano, non dormono e a loro unica occupazione e lodare D.o e eseguire i Suoi Comandamenti. Ma gli uomini non sono angeli del Cielo, non possono essere una copia degli angeli, gli uomini sono uomini e così devono servire il Creatore, da uomini.
Entrare in Israele era perdere questo status provvisorio di “angeli”, ora la terra andava coltivata, bisognava alzare il naso al Cielo pregando per la pioggia, la giornata sotto il sole cocente a coltivare o mietere, e alla sera, distrutti dalla fatica, restava poco per studiare Torà o fare una tefillà come si deve.
Questa non è una “alià”! questa è una “discesa”! (hashveshalom). Non fa per noi, meglio restare dove siamo. Non un dubbio quindi sulle possibilità di espugnare la Terra Promessa, quello era pacifico, se Hash.m ha detto che quella è la nostra Terra, quella è, è Lui il Padrone del Mondo, è Lui che decide a chi dare quello che Vuole dare, il vero timore era quello di non reggere alla sfida di restare un popolo distinto tra tutti gli altri popoli del mondo, la paura che la vita materiale avrebbe finito per travolgerli lasciando in secondo piano lo studio e la spiritualità.
Guardando alle difficoltà che ci sono oggi, si potrebbe dire che i loro timori non erano del tutto infondati. Ma la vocazione del popolo ebraico non è quella di non fare niente in questo mondo pensando solo alla spiritualità ma giusto il contrario, fare, tanto, cercando di fare bene, e così continuare ad elevarsi spiritualmente, crescendo ogni giorno, nelle difficoltà quotidiane della vita. Ma è un compito impossibile!
Se dopo tanti millenni il popolo ebraico, lui solo, è ancora qui, non solo è possibile, ma è la prova che è esattamente questo che il Padrone dell’Universo vuole dal Suo Popolo. Hashem, siamo pronti! davvero, non aspettare più!
Riportaci tutti prestissimo in Erez Israel con Maschiach e il Beth Hamikdash ricostruito, e noi ci andremo “beRinà”, cantando, amen.
Che gli insegnamenti della Torà siano sempre nella nostra mente e davanti ai nostri occhi.
Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 28 giugno 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).