Con Vaykrà la Torà continua a darci istruzioni dettagliate sul Beth Hamikdash, sul servizio
dei Cohanim e quindi sulle normative per i Korbanot. Il motivo del Korban è chiaro.
Un uomo che ha sbagliato, volontariamente o involontariamente, si rende conto che l’errore
null’altro ha prodotto che il suo allontanamento dal Signore, è sinceramente pentito, non può
sopportare di vivere stando così perché un ebreo lontano dalla sua Fonte di Vita non vive,
e quindi la sua aspirazione è quella di riparare al più presto.
Ed ecco che HaKadosh-Baruch-Hu, nella Sua Immensa Bontà e Pazienza, ci ha regalato
la possibilità di riparare con un Korban.
Si prende un animale kasher, domestico, con cui si ha a che fare, si pone le mani sulla sua testa,
lo si offre come Korban. E’ l’animale che è in noi, quella parte di noi che ha sbagliato, quella
parte di noi che dobbiamo continuamente cercare di dominare che viene offerta identificandola
con il Korban. Deve esserci un rapporto stretto tra l’animale e l’offerente, il cervo, che pure
è Kasher, è un animale libero, selvatico, con qui non possiamo avere un rapporto continuativo
di alcun tipo e quindi non è adatto.
L’animale offerto deve essere perfetto, il migliore, senza difetti fisici ne malattie, certamente un
“sacrificio” economico per l’offerente, da qui l’errata traduzione di Korban come “sacrificio”.
Nulla di più lontano dal pensiero ebraico! Cosa mai si può “offrire”al Padrone dell’Universo che non
sia già Suo?
Tutto l’Universo, con tutto quello che contiene, Gli appartiene!
Che vantaggio potrebbe mai avere l’Eterno da un animale bruciato sull’altare,
Lui che è Eterno, Perfetto, Immutabile, a cui nulla si può aggiungere ne togliere?
Certamente nessuno, l’unico che ne traeva beneficio era l’uomo, Korban deriva da Karov, vicino,
nessun “sacrificio” quindi ma un concreto sistema di riavvicinamento al Divino, secondo le Leggi
dettate dal Creatore stesso. Sia la Sua Volontà di ridarci presto queste favolose possibilità di
avvicinarci sempre di più a Lui con la costruzione del terzo, definitivo e eterno Beth Hamikdash,
amen ken yei ratzon. Che gli insegnamenti della Torà siano sempre nella nostra mente e davanti ai
nostri occhi.
Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 17 marzo 2019; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).
