Autore: admin

  • Tutto torna

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    | Come è noto, nel periodo che va da Pesach a Shavuot, oltre al conteggio dell’Omer, mitvzà prescritta dalla Torà, si usa studiare il Trattato “Sotà” che è fatto da 49 pagine proprio come i giorni dell’Omer, una pagina al giorno. Avere le stesse pagine di un conteggio però non è certo una motivazione sufficiente per preferire questo trattato di Ghemarà ad altri, per di più sapendo che “Sotà” tratta i problemi legati ai coniugi e alla presunta infedeltà coniugale della moglie, argomenti certamente poco simpatici che potrebbero addirittura disturbare questa progressiva preparazione alla gioia di Matan Torà che viviamo con il conteggio dell’Omer. Se un ebreo aveva sbagliato poteva rimediare portando un korban al Beth Hamikdash e il Coen, a seconda del tipo di korban, lo poteva consumare interamente insieme ai suoi famigliari. Ma l’animo dell’offerente non sempre era sereno, d’accordo, loro sono Cohanim, consacrati al servizio del Signore, è vero che con il loro servizio risolvo il mio problema, però alla fine anch’io, pur non essendo un Coen, servo devotamente il Signore e osservo di tutti i suoi comandamenti, però a me e alla mia famiglia nessuno ci porta ogni giorno pranzo e cena.. Avarizia e ingratitudine. Sono due meschini sentimenti umani spesso presenti a braccetto, quando c’è l’uno, è facile che ci sia anche l’altro. Dare con riserva, dare senza dare con tutto se stesso, dare con ingratitudine perché stai mettendo in dubbio che il Coen a cui stai dando non sta facendo tutto se non esclusivamente per il tuo interesse e per nient’altro, certo non per mangiarsi l’ennesima cotoletta. L’avaro e l’ingrato non vede quello che gli altri fanno per lui, gli altri lo farebbero comunque a chiunque, pensiero meschino e miserabile se rivolto a un Sacerdote che per tutta la sua vita altro non fa che preoccuparsi degli altri avvicinandoli al Signore e nient’altro, pensiero meschino e miserabile se rivolto alla tua devota mogliettina che giorno dopo giorno si occupa della casa, dei figli, del pranzo, della cena senza sentirsi dire mai un “brava”, tanto tutto è dovuto, è il lavoro della moglie, mai un complimento per il buon profumo di pulito che aleggia in casa frutto di tanta fatica, mai un apprezzamento per quella sua eterna bellezza, che non sfiorisce con il passare degli anni perché è quella di tua moglie. . il Coen continuerà a fare il Sacerdote, ma tua moglie potrebbe cominciare a diventare più sensibile ai complimenti degli altri.. E allora, caro tirchio e ingrato, dopo un po’ inizierai ad avere dubbi, forse mia moglie ha fatto delle nuove conoscenze a mia insaputa, e allora dovrai ricorrere al Coen, si proprio quello a cui ti dava fastidio che si mangiasse “a sbafo” la tua offerta, solo lui potrà aiutarti, proprio applicando le leggi del Trattato di Sotà. Come sempre, nella Torà, tutto torna. |

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 25 maggio 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 11

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 11

    Lezione del 17 maggio 2018 · Durata 1:00:42 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 11

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 10

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 10

    Lezione del 15 maggio 2018 · Durata 0:59:29 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 10

  • “Per sei anni potrai seminare e lavorare la tua terra”

    “Il Signore parlò a Mosè sul Monte Sinai dicendo… …(Vaykrà 25, 1)”. Sono le leggi della Shemittà, l’Anno Sabbatico della Terra, per sei anni potrai seminare e lavorare la tua terra e raccoglierne i frutti con i quali il Signore ti avrà benedetto, ma al settimo anno ci sarà completa cessazione del lavoro, non seminerai, ne poterai, ne raccoglierai i frutti, un Sabato consacrato al   Signore, sarà un anno di riposo per la terra.

    Dunque, le cose stanno così.

    L’agricoltore che per sei anni lavora la sua terra e vive con quello che produce, al settimo anno abbandona tutto, per un lungo anno incrocerà le braccia e la sua principale attività saranno Hash.m e lo studio della Torà.

    Gli scienziati, naturalmente, hanno valide spiegazioni scientifiche sulla Shemittà: dopo 6 anni di sfruttamento, la terra si è impoverita, lasciandola riposare per un intero anno, le si da il tempo di rigenerarsi. Bene, agronomia e Torà sono d’accordo.

    Ma l’agricoltore? “Che cosa mangeremo nel settimo anno, una volta che non semineremo ne raccoglieremo..? (Vaykrà, 25, 20)… non preoccupatevi, perché IO decreterò la Mia Benedizione avostro favore nel sesto anno ed essa produrrà un raccolto sufficiente per tre anni (Vaykrà 25, 23)”.

    Scienza e la Torà non sono più d’accordo. Il sesto anno, proprio l’anno dove la terrà è già statasfruttata così tanto da richiedere il riposo di un anno per rigenerarsi, proprio in questo sesto anno in cui è sfinita, la terra produce un raccolto così abbondante da durare per altri tre anni?!

    La spiegazione è semplice, “Perché Mia è la terra… (Vaykrà  25,23). L’agricoltore non entra nelle ragioni della scienza, sa che è il Creatore, il Padrone del Mondo e di tutta la Terra che ti dice cosa devi fare con la Sua terra, quindi non c’è da meravigliarsi se la terra “stanca e sfinita” del sesto anno produrrà tre volte tanto,  la scienza, una volta di più, dovrà portare pazienza.  Per l’agricoltore è una dimostrazione di Bitachon,  di fiducia in Colui che si è sempre preso cura di lui,  dando da mangiare a lui e alla sua famiglia. La Torà è molto precisa e ricca di dettagli su come  si debba osservare questa importantissima mitzvà,  cosa che invece non fa anche con le altre;  per esempio tefillin e Shabbat (come devono essere costruiti gli uni e come va precisamente osservato il secondo). “Il Signore parlò a Mosè sul Monte Sinai dicendo… (Vaykrà 25, 1)”.

    Sappiamo benissimo che TUTTA la Torà e TUTTE le mitzvoth ci sono state donate dall’Eterno sul Monte Sinai, ma questa mitzvà, in vari modi, le contiene tutte. Lo Shabbat è interamente consacrato al Signore, i tefillin si indossano ma poi via a lavorare, la Shemittà è entrambe le cose, è il Sacro nella vita quotidiana. Il preciso dettaglio di questa mitzvà, con la precisazione che è stata data sul Monte Sinai,  è il ribadire che anche tutte le altre mitzvoth trovano dettaglio nella Torà, in quella Unica Torà, donataci da D.o quell’unica volta, sul Monte Sinai.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 14 maggio 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 9

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 9

    Lezione del 10 maggio 2018 · Durata 0:48:08 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 9

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 8

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 8

    Lezione del 26 aprile 2018 · Durata 0:57:18 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 8

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 7

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 7

    Lezione del 24 aprile 2018 · Durata 0:57:53 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 7

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 6

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 6

    Lezione del 19 aprile 2018 · Durata 0:56:38 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 6

  • Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 5

    Ein Yaakov – Lezioni di Talmud – Lezione 5

    Lezione del 17 aprile 2018 · Durata 1:00:00 · Serie: Ein Yaakov

    English: Ein Yaakov – Talmud Lessons – Lesson 5

  • Small things are very important.

    Freedom from Egypt, which is the basis of the festivity of Pesach, is linked to the korban Pesach, the lamb offering. The lamb was sacrificed, and then eaten, in every family, as written in the Torah verse of the Parashat Hachodesh.
    The exodus from Egypt was not only the liberation of a grat number of individuals, but the liberation of a people. It began with the divine declaration: “I saw the suffering of my people” (Exodus 3, 7) which was followed by the request: “Let my people leave” (Exodus 5,1) and the command given to Moshe: “Let my people go out, the sons of Israel out of Egypt” (Exodus 3,10).
    Consequently, the Korban Pesach should stress the national theme, the idea of collectivity and community, but it wasn’t so.
    It is true that the whole congregation of Israel received the order to offer, together, the sacrifice, but the instructions said that every house should have its own lamb; every jew was individually chosen and counted so that he could participate in the consumption of Korban Pesach and every person should stay in his house, or company, while the Pesach sacrifice was consumed (Exodus 13:3, 12,47).

    The Korban Pesach teaches us that even a community project must begin with the individual, the family and the environment that surrounds it. Furthermore, it is not the general things and the big resolutions that should attract our attention, but the small duties of everyday life. Only in this way, the liberation of the individual and the liberation of the community, will be achieved.

    Translation from: https://ravrodal.com/le-cose-piccole-sono-importanti/

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 30 marzo 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).