E Aharon fece come D.o ha comandato a Moshè… C’era bisogno di dirlo? Aharon, il Sommo Sacerdote, l’uomo la cui vita era interamente consacrata al servizio Divino poteva anche solo pensare di fare altro? Il compito di Aharon in questione è l’accensione della Menorà, il candelabro ottenuto da un unico blocco d’oro battuto (mikshà) per insegnare che chi illumina, indirizza, insegna deve sentirsi costantemente “battuto” in modo da aumentare ogni giorno di più la propria umiltà, requisito questo assolutamente indispensabile per qualunque servizio Divino o sincero e vero rapporto con gli uomini, e più si è in alto, e più si deve essere umili, l’esatto opposto di quanto avviene negli altri popoli.
Il Re di Israele, per essere re, deve essere Naghid, umile, prima di lui passava anche l’ultimo dei miserabili, il Re di Israele è l’unto del Signore e quindi non può, di fatto, sentirsi potente perché sa bene che la sua “potenza” è solo quella di D.o, null’altro.
Ma torniamo al nostro Aharon. Di lui si sa che fosse Oev Shalom, amante della pace, che cercasse sempre di mettere pace tra gli ebrei, un uomo umile e buono da cui era più che lecito aspettarsi una immediata obbedienza al comando Divino. La trepidazione, l’entusiasmo, la gioia con cui Aharon accendeva ogni giorno la Menorà però erano gli stessi del primo giorno, facendo sempre la stessa cosa, ogni giorno ritrovava le stesse emozioni, la stessa freschezza di una gioia nuova, dopo 39 anni di servizio ancora non vedeva l’ora di accendere la Menorà, questo è vero servizio Divino, così si dovrebbe vivere.
Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 28 giugno 2018; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).