Autore: admin

  • Studio e Azione

    Nasò, innalzare, il Mishkan viene innalzato, e la Torà precisa come. “Questo è il servizio dei figli di Ghershoniti nel servizio e nel trasporto, essi porteranno le cortine del Tabernacolo e la tenda del convegno… (Bamidbar 4, 24)” . I figli di Gershom dovevano quindi occuparsi delle tende e delle cortine del Tabernacolo, la parte esterna del Mishkan, ai figli di Kehat era invece richiesto di occuparsi degli utensili utilizzati per il servizio Divino, quindi dell’attività più interna del Mishkan. La distribuzione degli incarichi riporta a un parallelo molto noto: è più importante studiare Torà o fare le mitzvot? E’ meglio non aprire mai neanche una pagina di un siddur e fare beneficienza in grande quantità oppure non distogliere lo sguardo giorno e notte da un trattato di Ghemarà, nella speranza di poter afferrare, anche solo lontanamente, un microscopico frammento della Parola di D.o, senza però mai uscire nel mondo esterno a mettere in pratica ciò che si ha imparato?

    Si può certamente fare del bene, anche tanto, senza aver mai studiato Torà neanche un minuto, ma corri il rischio di farlo senza il valore aggiunto di aver fatto una mitzvà, forse perché mancava proprio un niente che semplicemente non sapevi. Di pari passo, studiando Torà solo per accrescere la propria conoscenza, solo per cercare di accedere alle infinite delizie celate dietro la Parola Divina senza però poi metterLa in pratica rende lo studio sterile, uno studio fine a se stesso che è precisamente il contrario della Volontà di D.o.

    Allora servono studio e azione, entrambi, prima lo studio (per sapere cosa fare, quando e come) e poi l’azione, prima Kehat e poi Ghershom, prima il progetto dell’architetto, poi la costruzione della casa, invertire l’ordine non ha senso, così come è altrettanto insensato sviluppare un progetto, pur grandioso, senza poi costruire la casa.

    Che gli insegnamenti della Torà siano sempre nella nostra mente e davanti ai nostri occhi.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 21 giugno 2019; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Lezione 49 ✡ Ein Yaakov ✡ Lezioni Di Talmud ✡ 28 02 19 [MP3 Alta qualità]

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    Audio MP3: https://hearthis.at/rav-rodal/

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 21 giugno 2019; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Pirkei Avot – Capitolo 1, Mishnà 17

    Pirkei Avot – Capitolo 1, Mishnà 17

    Lezione del 20 giugno 2019 · Durata 0:19:34 · Serie: Pirkei Avot

    English: Pirkei Avot (Ethics of the Fathers) – Chapter 1, Mishnah 17

  • Pirkei Avot – Capitolo 1, Mishnà 17 – Parte 1

    Pirkei Avot – Capitolo 1, Mishnà 17 – Parte 1

    Lezione del 20 giugno 2019 · Durata 0:37:00 · Serie: Pirkei Avot

    English: Pirkei Avot (Ethics of the Fathers) – Chapter 1, Mishnah 17 – Part 1

  • Pirkei Avot – Capitolo 1, Mishnà 17

    Pirkei Avot – Capitolo 1, Mishnà 17

    Lezione del 18 giugno 2019 · Durata 0:58:41 · Serie: Pirkei Avot

    English: Pirkei Avot (Ethics of the Fathers) – Chapter 1, Mishnah 17

  • Pirkei Avot – Capitolo 1, Mishnà 15

    Pirkei Avot – Capitolo 1, Mishnà 15

    Lezione del 6 giugno 2019 · Durata 0:53:44 · Serie: Pirkei Avot

    English: Pirkei Avot (Ethics of the Fathers) – Chapter 1, Mishnah 15

  • La festività di Shavuot

    La festività di Shavuot

    Lezione del 4 giugno 2019 · Durata 0:59:04 · Serie: Feste

    English: The Festival of Shavuot

  • Da Pesach a Shavuot

    Da Pesach a Shavuot è una continua ascesa, contiamo i giorni che mancano al Dono della Torà, ogni giorno che passa ci si avvicina di più al momento, ogni giorno siamo un po’ migliori, un po’ più preparati all’evento grandioso che ci aspetta.

    E’ la Sefirat HaOmer, il “conteggio” dell’omer, ma anche il “far brillare” l’omer, questa misura d’orzo, vegetale destinato all’alimentazione animale, che simboleggia la natura animalesca che c’è in ogni essere vivente e che solo l’uomo può sottomettere alla propria volontà.

    In questo periodo si leggono e si studiano i “Pirkè Avot”, le Massime dei Padri, il capitolo 4 dice: chi è colui che è forte? Fitness? Palestra? Body Building? Certamente no, attrezzi e allenamento danno solo una forza fisica destinata comunque a scemare, l’uomo forte è colui che riesce a trattenere il suo istinto. chi è l’uomo sapiente? colui che è ben conscio che quello che sa è sempre un niente.

    Due punti (tra i tanti), una profondità di pensiero, una Verità assoluta.

    La durezza della crisi degli ultimi anni ha cambiato gli uomini, le difficoltà hanno fatto uscire il lato peggiore delle persone lasciando liberi gli istinti bestiali, animaleschi, basta guardarsi in giro, non è raro vedere gente che urla in risposta ad altre urla, il più forte è colui che è più aggressivo, che urla più forte, che può fare più male, ma questa è una “forza” facile, urlare, mostrare i muscoli, è naturale, istintivo nell’uomo quanto negli animali, ciò che distingue l’uomo dall’animale è il potere di dominare i suoi naturali istinti animaleschi, questa è la sola vera forza dell’uomo.

    La sapienza porta spesso l’uomo a considerarsi più degli altri, ho studiato, ho fatto anni di dura Università per diventare dottore, sono invitato a tutti i convegni, va bene l’umiltà, ma tutto questo mio sapere varrà pure qualcosa? Certo, non mi considero superiore al tipo che scarica cassette della frutta all’ortomercato, che a malapena avrà frequentato le medie, però..

    La Torà va studiata almeno in due, solo così l’altro ti può dare un punto di vista diverso dal tuo, così cresci nell’apprendimento, ma l’altro lo devi considerare, non è uno che ne sa meno di te e quindi tutto quello che dice sono stupidaggini, anche dalla osservazione più ingenua può nascere un insegnamento che altrimenti non avresti appreso, amare, considerare l’altro solo perché voluto e creato da D.o, ne più ne meno come te, è l’unico, vero amore per il prossimo inteso dalla Torà, non si ama l’altro per le sue caratteristiche fisiche, che oggi ci sono e domani non più, ma per la sua essenza, che è immutabile come la tua.

    “. i figli di Israele hanno raggiunto il Monte e sono arrivati.. e SI è accampato. (Shemot 19, 1-3)”

    Siamo tanti e tutti diversi, ma rispettandosi e amandosi reciprocamente, diventiamo uno. E’ la conditio sine-qua-non per ricevere la Torà, prossimamente a Shavuoth, continuiamo a prepararci…

    Che gli insegnamenti della Torà siano sempre nella nostra mente e davanti ai nostri occhi.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 3 giugno 2019; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Le leggi della Shemittà

    “Il Signore parlò a Mosè sul Monte Sinai dicendo… …(Vaykrà 25, 1)”. Sono le leggi della Shemittà, l’Anno Sabbatico della Terra, per sei anni potrai seminare e lavorare la tua terra e raccoglierne i frutti con i quali il Signore ti avrà benedetto, ma al settimo anno ci sarà completa cessazione del lavoro, non seminerai, ne poterai, ne raccoglierai i frutti, un Sabato consacrato al Signore, sarà un anno di riposo per la terra. Dunque, le cose stanno così. L’agricoltore che per sei anni lavora la sua terra e vive con quello che produce, al settimo anno abbandona tutto, per un lungo anno incrocerà le braccia e la sua principale attività saranno Hash.m e lo studio della Torà. Gli scienziati, naturalmente, hanno valide spiegazioni scientifiche sulla Shemittà:

    dopo 6 anni di sfruttamento, la terra si è impoverita, lasciandola riposare per un intero anno, le si da il tempo di rigenerarsi. Bene, agronomia e Torà sono d’accordo.

    Ma l’agricoltore? “Che cosa mangeremo nel settimo anno, una volta che non semineremone raccoglieremo..? (Vaykrà, 25, 20)… non preoccupatevi, perché IO decreterò la Mia Benedizione a vostro favore nel sesto anno ed essa produrrà un raccolto sufficiente per tre anni (Vaykrà 25, 23)”.

    La scienza e la Torà non sono più d’accordo. Il sesto anno, proprio l’anno dove la terrà è già stata sfruttata così tanto da richiedere il riposo di un anno per rigenerarsi, proprio in questo sesto anno in cui è sfinita, la terra produce un raccolto così abbondante da durare per altri tre anni?!

    La spiegazione è semplice, “Poiché Mia è la terra… (Vaykrà  25,23). L’agricoltore non entra nelle ragioni della scienza, sa che è il Creatore, il Padrone del Mondo e di tutta la Terra che ti dice cosa devi fare con la Sua terra, quindi non c’è da meravigliarsi se la terra “stanca e sfinita” del sesto anno produrrà tre volte tanto,  la scienza, una volta di più, dovrà portare pazienza.  Per l’agricoltore è una dimostrazione di Bitachon,  di fiducia in Colui che si è sempre preso cura di lui,  dando da mangiare a lui e alla sua famiglia. La Torà è molto precisa e ricca di dettagli su come  si debba osservare questa importantissima mitzvà,  cosa che invece non fa anche con le altre;  per esempio tefillin e Shabbat (come devono essere costruiti gli uni e come va precisamente osservato il secondo). “Il Signore parlò a Mosè sul Monte Sinai dicendo… (Vaykrà 25, 1)”.

    Sappiamo benissimo che tutta la Torà e tutte le mitzvoth ci sono state donate dall’Eterno sul Monte Sinai, ma questa mitzvà, in vari modi, le contiene tutte. Lo Shabbat è interamente consacrato al Signore, i tefillin si indossano ma poi via a lavorare, la Shemittà è entrambe le cose, è il Sacro nella vita quotidiana. Il preciso dettaglio di questa mitzvà, con la precisazione che è stata data sul Monte Sinai,  è il ribadire che anche tutte le altre mitzvoth trovano dettaglio nella Torà, in quella Unica Torà, donataci da D.o quell’unica volta, sul Monte Sinai.

    Che gli insegnamenti della Torà siano sempre nella nostra mente e davanti ai nostri occhi.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 3 giugno 2019; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • La Berachà: Chi è il Padrone e di Chi il servo

    C’è Un solo Padrone del Mondo, Colui che lo ha creato e a cui Tutto appartiene, Ha-Kadosh-Baruch-Hu.

    L’ebreo ha sempre davanti a se  questa palese evidenza, tanto che la Ghemarà (Berachot, 35 A) arriva ad affermare con decisione che chiunque mangi del cibo senza recitare prima la Berachà sta rubando al Signore. Questa sorprendente affermazione pone certamente (almeno) due problemi.

    Se tutto è Suo, come recita anche il salmo a cui si ispira la Ghemarà, qualunque cosa prendo la sto rubando.

    Ammesso che sia possibile rubare al Santo Onnipotente, basterebbe quindi recitare quattro parole per poter prendere ciò che non è proprio e non essere più considerato un ladro?

    Nel Beth Hamikdash i Cohanim erano consacrati completamente al servizio di D.o, non potevano avere alcuna distrazione dal loro sacro compito, non potevano fermarsi da questa sacra attività neanche per un istante, quindi Hash.m ha chiesto al popolo ebraico di occuparsi della sussistenza dei Cohanim portando loro il 2% del raccolto, la Terumà,  cibo sacro che poteva essere consumato rigorosamente solamente dai Cohanim e dalle loro mogli, figli e figlie.

    Nessun ebreo non Cohen poteva cibarsi della Terumà, neanche il più grande saggio, neanche il più Tzaddik, neanche il più  grande studioso di Torà, nessun ebreo non Cohen  tranne…. il servo non ebreo del Cohen.

    Quello che sembrerebbe una apparente assurdità è invece la semplicissima chiave di lettura. Un servo non ha decisioni proprie, fa quello che gli dice il suo padrone, quello che fa è come se lo stesse facendo il suo padrone, il servo non ebreo, sinceramente devoto, diventa un “prolungamento” del suo padrone, quando mangia dalla Terumà è come se la stesse mangiando lo stesso Cohen.

    Con la Berachà l’ebreo dichiara Chi è il Padrone e di Chi vuole essere servo, recitando la Berachà non sono più io che mangio ma è Lui che vuole che io mangi per vivere e per servirLo, quando preparo le cose buone per lo Shabbat, non lo faccio per farmi una bella mangiata in famiglia ma perché Lui ha previsto gioia e letizia in modo da unirsi ancora di più a Lui in questo Santo giorno, se in tutto quello che faccio continuo a dichiarare al mondo (e soprattutto a me stesso) che non esiste alcuna Esistenza al di fuori di Lui, e che io sono il Suo servo, completamente e sinceramente, divento un “prolungamento” (se così si può dire) di Hash.m in questo mondo fisico. Altrimenti è furto.

    Che gli insegnamenti della Torà siano sempre nella nostra mente e davanti ai nostri occhi.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 3 giugno 2019; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).