La Berachà: Chi è il Padrone e di Chi il servo

La mini derashà di Rav. Rodal

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C’è Un solo Padrone del Mondo, Colui che lo ha creato e a cui Tutto appartiene, Ha-Kadosh-Baruch-Hu.

L’ebreo ha sempre davanti a se  questa palese evidenza, tanto che la Ghemarà (Berachot, 35 A) arriva ad affermare con decisione che chiunque mangi del cibo senza recitare prima la Berachà sta rubando al Signore. Questa sorprendente affermazione pone certamente (almeno) due problemi.

Se tutto è Suo, come recita anche il salmo a cui si ispira la Ghemarà, qualunque cosa prendo la sto rubando.

Ammesso che sia possibile rubare al Santo Onnipotente, basterebbe quindi recitare quattro parole per poter prendere ciò che non è proprio e non essere più considerato un ladro?

 

Nel Beth Hamikdash i Cohanim erano consacrati completamente al servizio di D.o, non potevano avere alcuna distrazione dal loro sacro compito, non potevano fermarsi da questa sacra attività neanche per un istante, quindi Hash.m ha chiesto al popolo ebraico di occuparsi della sussistenza dei Cohanim portando loro il 2% del raccolto, la Terumà,  cibo sacro che poteva essere consumato rigorosamente solamente dai Cohanim e dalle loro mogli, figli e figlie.

Nessun ebreo non Cohen poteva cibarsi della Terumà, neanche il più grande saggio, neanche il più Tzaddik, neanche il più  grande studioso di Torà, nessun ebreo non Cohen  tranne…. il servo non ebreo del Cohen.

 

Quello che sembrerebbe una apparente assurdità è invece la semplicissima chiave di lettura. Un servo non ha decisioni proprie, fa quello che gli dice il suo padrone, quello che fa è come se lo stesse facendo il suo padrone, il servo non ebreo, sinceramente devoto, diventa un “prolungamento” del suo padrone, quando mangia dalla Terumà è come se la stesse mangiando lo stesso Cohen.

 

Con la Berachà l’ebreo dichiara Chi è il Padrone e di Chi vuole essere servo, recitando la Berachà non sono più io che mangio ma è Lui che vuole che io mangi per vivere e per servirLo, quando preparo le cose buone per lo Shabbat, non lo faccio per farmi una bella mangiata in famiglia ma perché Lui ha previsto gioia e letizia in modo da unirsi ancora di più a Lui in questo Santo giorno, se in tutto quello che faccio continuo a dichiarare al mondo (e soprattutto a me stesso) che non esiste alcuna Esistenza al di fuori di Lui, e che io sono il Suo servo, completamente e sinceramente, divento un “prolungamento” (se così si può dire) di Hash.m in questo mondo fisico. Altrimenti è furto.

 

Che gli insegnamenti della Torà siano sempre nella nostra mente e davanti ai nostri occhi.

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