Da Pesach a Shavuot

La mini derashà di Rav. Rodal

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Da Pesach a Shavuot è una continua ascesa, contiamo i giorni che mancano al Dono della Torà, ogni giorno che passa ci si avvicina di più al momento, ogni giorno siamo un po’ migliori, un po’ più preparati all’evento grandioso che ci aspetta.

E’ la Sefirat HaOmer, il “conteggio” dell’omer, ma anche il “far brillare” l’omer, questa misura d’orzo, vegetale destinato all’alimentazione animale, che simboleggia la natura animalesca che c’è in ogni essere vivente e che solo l’uomo può sottomettere alla propria volontà.

 

In questo periodo si leggono e si studiano i “Pirkè Avot”, le Massime dei Padri, il capitolo 4 dice: chi è colui che è forte? Fitness? Palestra? Body Building? Certamente no, attrezzi e allenamento danno solo una forza fisica destinata comunque a scemare, l’uomo forte è colui che riesce a trattenere il suo istinto. chi è l’uomo sapiente? colui che è ben conscio che quello che sa è sempre un niente.

 

Due punti (tra i tanti), una profondità di pensiero, una Verità assoluta.

 

La durezza della crisi degli ultimi anni ha cambiato gli uomini, le difficoltà hanno fatto uscire il lato peggiore delle persone lasciando liberi gli istinti bestiali, animaleschi, basta guardarsi in giro, non è raro vedere gente che urla in risposta ad altre urla, il più forte è colui che è più aggressivo, che urla più forte, che può fare più male, ma questa è una “forza” facile, urlare, mostrare i muscoli, è naturale, istintivo nell’uomo quanto negli animali, ciò che distingue l’uomo dall’animale è il potere di dominare i suoi naturali istinti animaleschi, questa è la sola vera forza dell’uomo.

 

La sapienza porta spesso l’uomo a considerarsi più degli altri, ho studiato, ho fatto anni di dura Università per diventare dottore, sono invitato a tutti i convegni, va bene l’umiltà, ma tutto questo mio sapere varrà pure qualcosa? Certo, non mi considero superiore al tipo che scarica cassette della frutta all’ortomercato, che a malapena avrà frequentato le medie, però..

 

La Torà va studiata almeno in due, solo così l’altro ti può dare un punto di vista diverso dal tuo, così cresci nell’apprendimento, ma l’altro lo devi considerare, non è uno che ne sa meno di te e quindi tutto quello che dice sono stupidaggini, anche dalla osservazione più ingenua può nascere un insegnamento che altrimenti non avresti appreso, amare, considerare l’altro solo perché voluto e creato da D.o, ne più ne meno come te, è l’unico, vero amore per il prossimo inteso dalla Torà, non si ama l’altro per le sue caratteristiche fisiche, che oggi ci sono e domani non più, ma per la sua essenza, che è immutabile come la tua.

 

“. i figli di Israele hanno raggiunto il Monte e sono arrivati.. e SI è accampato. (Shemot 19, 1-3)” 

Siamo tanti e tutti diversi, ma rispettandosi e amandosi reciprocamente, diventiamo uno. E’ la conditio sine-qua-non per ricevere la Torà, prossimamente a Shavuoth, continuiamo a prepararci…

 

Che gli insegnamenti della Torà siano sempre nella nostra mente e davanti ai nostri occhi.

 

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