Le leggi della Shemittà

La mini derashà di Rav. Rodal

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“Il Signore parlò a Mosè sul Monte Sinai dicendo… …(Vaykrà 25, 1)”. Sono le leggi della Shemittà, l’Anno Sabbatico della Terra, per sei anni potrai seminare e lavorare la tua terra e raccoglierne i frutti con i quali il Signore ti avrà benedetto, ma al settimo anno ci sarà completa cessazione del lavoro, non seminerai, ne poterai, ne raccoglierai i frutti, un Sabato consacrato al Signore, sarà un anno di riposo per la terra. Dunque, le cose stanno così. L’agricoltore che per sei anni lavora la sua terra e vive con quello che produce, al settimo anno abbandona tutto, per un lungo anno incrocerà le braccia e la sua principale attività saranno Hash.m e lo studio della Torà. Gli scienziati, naturalmente, hanno valide spiegazioni scientifiche sulla Shemittà:

dopo 6 anni di sfruttamento, la terra si è impoverita, lasciandola riposare per un intero anno, le si da il tempo di rigenerarsi. Bene, agronomia e Torà sono d’accordo.

 

Ma l’agricoltore? “Che cosa mangeremo nel settimo anno, una volta che non semineremo ne raccoglieremo..? (Vaykrà, 25, 20)… non preoccupatevi, perché IO decreterò la Mia Benedizione a vostro favore nel sesto anno ed essa produrrà un raccolto sufficiente per tre anni (Vaykrà 25, 23)”.

La scienza e la Torà non sono più d’accordo. Il sesto anno, proprio l’anno dove la terrà è già stata sfruttata così tanto da richiedere il riposo di un anno per rigenerarsi, proprio in questo sesto anno in cui è sfinita, la terra produce un raccolto così abbondante da durare per altri tre anni?!

 

La spiegazione è semplice, “Poiché Mia è la terra… (Vaykrà  25,23). L’agricoltore non entra nelle ragioni della scienza, sa che è il Creatore, il Padrone del Mondo e di tutta la Terra che ti dice cosa devi fare con la Sua terra, quindi non c’è da meravigliarsi se la terra “stanca e sfinita” del sesto anno produrrà tre volte tanto,  la scienza, una volta di più, dovrà portare pazienza.  Per l’agricoltore è una dimostrazione di Bitachon,  di fiducia in Colui che si è sempre preso cura di lui,  dando da mangiare a lui e alla sua famiglia. La Torà è molto precisa e ricca di dettagli su come  si debba osservare questa importantissima mitzvà,  cosa che invece non fa anche con le altre;  per esempio tefillin e Shabbat (come devono essere costruiti gli uni e come va precisamente osservato il secondo). “Il Signore parlò a Mosè sul Monte Sinai dicendo… (Vaykrà 25, 1)”.

 

Sappiamo benissimo che tutta la Torà e tutte le mitzvoth ci sono state donate dall’Eterno sul Monte Sinai, ma questa mitzvà, in vari modi, le contiene tutte. Lo Shabbat è interamente consacrato al Signore, i tefillin si indossano ma poi via a lavorare, la Shemittà è entrambe le cose, è il Sacro nella vita quotidiana. Il preciso dettaglio di questa mitzvà,  con la precisazione che è stata data sul Monte Sinai,  è il ribadire che anche tutte le altre mitzvoth trovano dettaglio nella Torà, in quella Unica Torà, donataci da D.o quell’unica volta, sul Monte Sinai.

 

Che gli insegnamenti della Torà siano sempre nella nostra mente e davanti ai nostri occhi.

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