Acharei mot

La mini derashà di Rav. Rodal

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Ogni settimana si studia una parte della parasha che verrà letta lo Shabbat, quest’anno è capitato di leggere, per ben tre settimane di fila, la stessa parashà, quella di questo shabbat, Acharei mot, un evento evidentemente eccezionale e sicuramente portatore di un grande insegnamento.

 

La Torà insegna che il numero 3 è il numero del rafforzamento, consolidamento, sottolineamento, per esempio se uno vede un campo abbandonato e non si sa di chi è, lo semina e fa il raccolto, se viene il proprietario a reclamarlo dopo 2 anni lo deve andarsene, se viene dopo i 3 anni è il proprietario a doversene andare, il campo era palesemente abbandonato (solo erbacce) e chi lo ha curato per tre anni può continuare a farlo.

 

In Acharei mot c’è un passaggio (Levitico 17, 3-4) di difficile comprensione: una persona che ha deciso di fare un korban fuori dal Santuario viene considerato un assassino, uno che ha ucciso una persona! Incomprensibile, dopotutto ha solo shachtato un animale con tutti i più buoni propositi di offrirlo a D.o, come può essere considerato un assassino?

 

L’unica spiegazione possibile che ho trovato è questa.

 

Chi uccide un uomo toglie la possibilità di servire D.o che aveva la persona uccisa, quindi ha tolto la Presenza Divina che questa persona avrebbe potuto portare in questo mondo.

 

Chi offre un sacrificio secondo I SUOI buoni propositi toglie la Presenza Divina dal suo servizio, come un assassino, tutte quelle persone che si considerano “religiose” seguendo la norma ma ignorando le necessità del prossimo, quando non addirittura offendendo  o facendogli del male, seguono I LORO propositi, NON il Volere di D.o, quei “religiosi” che sfilano definendo “eretico” lo Stato di Israele in quanto Stato (che li ospita) offendono e fanno del male alla Terra e il Popolo di Israele, stanno ancora e solo seguendo I LORO propositi, NON il Volere di D.o, i “religiosi” che, in nome della LORO spiritualità, finiscono per fare l’esatto contrario della Volontà Divina.

 

Se quest’anno Hashem ha voluto farci leggere questa parashà, ripetutamente, per ben tre settimane di fila, è evidente che quest’anno la misura è colma.

 

Che gli insegnamenti della Torà siano sempre nella nostra mente e davanti ai nostri occhi.

 

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