Quando tale festa si avvicina, è nostro compito dedicare ogni cura perché la nostra casa sia pronta a celebrare la grande e solenne festività.

In questo periodo non dovremmo occuparci soltanto dei preparativi pratici, ma è necessaria pure una preparazione spirituale, poiché nella vita ebraica le cose materiali e spirituali sono strettamente unite, specialmente nella celebrazione dello Shabbàt e delle Feste.

Per Pesach celebriamo la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù in Egitto e, al tempo stesso, dall’antico sistema di vita egizio, ed il rifiuto dei suoi costumi: “l’abominio d’Egitto”. Perciò insieme alla nostra liberazione fisica festeggiamo la nostra redenzione spirituale. Infatti, l’una non può esistere senza l’altra. Non ci può essere vera libertà, se non accettando come guida nella nostra vita di ogni giorno i precetti della Torà; la vera libertà potrà essere raggiunta soltanto conducendo una vita devota e pura.

È stato detto: In ogni generazione ciascun ebreo dovrebbe vedere se stesso come se fosse stato liberato personalmente dall’Egitto (Haggadà di PesachTanya, 47).

Ciò significa che il messaggio di Pesach è sempre attuale per l’ebreo.

La storia di Pesach dimostra che la Provvidenza Divina da sola determina il destino del nostro popolo. Non è detto che gli avvenimenti del mondo esteriore debbano sempre coinvolgerci; possiamo essere chiamati a soffrire, D-o ci guardi, in mezzo al benessere generale. La storia della nostra schiavitù e della nostra liberazione, ricordataci da Pesach, lo dimostra. È infatti l’attaccamento che il nostro popolo dimostra verso D-o e al sua Torà, che decide il nostro destino.

Dobbiamo ricordare un’altra cosa molto importante. La celebrazione della festa della libertà è legata al precetto: Tu, poi, spiegherai a tuo figlio (Shemot 13, 8).

Il formarsi e il sopravvivere di una famiglia ebraica, come pure del popolo ebraico in generale, dipende dall’educazione data alle nuove generazioni, tanto ai ragazzi, quanto alle ragazze; tanto al saggio, quanto a chi sia temporaneamente malvagio; tanto al semplice, quanto a quello che non sa domandare. Allo stesso modo in cui non possiamo liberarci della dalla responsabilità verso nostro figlio dicendo: “mio figlio è saggio, troverà la sua strada nella vita, perciò non ha bisogno di essere educato”, così non dobbiamo pensare, nella nostra disperazione: “il ragazzo è malvagio; nessuna educazione potrà porvi rimedio”. Tutti i bambini, maschi e femmine, sono figli di D-o ed è nostro sacro dovere fare di tutto perché possano vivere come tali; questo lo si potrà raggiungere soltanto tramite un’educazione ebraica kasher, che si uniformi in tutto alla Torà dataci da D-o. Solo allora meriteremo che le nostre ardenti speranze vengano realizzate:

“L’anno prossimo, liberi; l’anno prossimo a Gerusalemme!” (Haggadà di Pessach).

(Da una lettera del Rebbe di Lubavitch, pubblicata in: La Storia Completa di Pessach, p.77; tradotta in Il Pensiero della Settimana, a cura del rabbino Shmuel Rodal)