Non giudicare MAI il tuo prossimo

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La mini derashà di Rav. Rodal dedicata alla memoria del fratello Menachem Aaron HaCohen ben Yosef Z”L.

Moshè Rabbenu è stato ed è tutt’ora il più grande Profeta che il mondo abbia mai avuto,un uomo che parlava con l’Eterno “faccia a faccia”, non in sogno o in stato di trance come gli altri Profeti, ma ben sveglio e cosciente. Eppure, una esperienza così assolutamente unica non ha cambiato il suo essere umile, anzi, lo ha si cambiato, facendolo diventare ancora più umile, più si avvicinava a D.o e più capiva di essere sempre meno di niente.

Questa continua, particolare vicinanza con l’Eterno lasciava però inevitabilmente poco spazio ad altro, il Signore chiamava, Moshè andava, e con sua moglie il profeta restava sempre meno, e una moglie, si sa, ha bisogno di continue attenzioni, coccole, aiuti, rassicurazioni. E’ quindi di Moshè la richiesta di separazione, “mia moglie, la mia bellissima moglie (non stiamo parlando di estetica, anche se Zipporà era anche una vera bellezza), non è giusto che resti così da sola, meglio che sposi un altro uomo che possa starle vicino e aiutarla così a far crescere una buona famiglia ebraica… “.

Un momento. Moshè umile? Ma chi si crede di essere? Anche noi siamo Profeti, con la “P” maiuscola, anche noi parliamo con Hashem, e di divorziare per questo dai nostri mariti e mogli neanche ce lo sogniamo!

A parlare sono Aharon e Myriam, già, proprio i fratelli di Moshè. Che i fratelli e sorellesiano i “criticoni” per eccellenza è cosa nota in ogni famiglia, ma Moshè Rabbenu aveva un “difensore” d’eccezione. HaKadosh Baruch-Hu convoca quindi i fratelli al Mishkan, venite qua subito, ho da dirvi qualcosa. Subito? Come subito? Prima bisogna fare il mikvè, purificarsi, lavarsi, prepararsi spiritualmente recitando tehillim e tefillot, trovare i vestiti festivi adatti, forse non sono ancora stirati, presto, corriamo…. Tutto questo, e molto di più, andava fatto per presentarsi al cospetto del Re dei Re, Melech HaMelachim, HaKadosh-Baruch-Hu, non bastava una riavviata ai capelli e un po’ di deodorante.

Moshè Rabbenu era continuamente in contatto con l’Eterno, Moshè doveva quindi essere sempre in condizioni di poterlo essere, convocando i suoi fratelli, Hashem chiarisce loro come stanno realmente le cose dando anche a noi una importante, fondamentale, lezione di vita, non giudicare MAI il tuo prossimo, men che meno in base a quello che vedi o senti, non giungere mai a NESSUNA conclusione perché non sai cosa avresti fatto se fossi stato tu nella sua situazione, perché non puoi MAI sapere come stanno veramente le cose e cosa c’è realmente dietro a un certo comportamento. E anche se fosse il diretto interessato a raccontarti di se cose non proprio carine, tu hai il dovere di prenderlo con dolcezza e spiegargli come, facendo diversamente, potrebbe essere tutto migliore.

Sentire per poi parlare male del prossimo è facile e non ha nessuna utilità se non fare del male,sentire per aiutare il prossimo è molto più faticoso ma ha l’immenso potere di cambiare il mondo verso il Bene, che dovrebbe essere la vocazione di ogni uomo.

Che gli insegnamenti della Torà siano sempre nella nostra mente e davanti ai nostri occhi.

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