Autore: admin

  • Specchietti di rame e il Mishkan

    D.o ha perdonato gli ebrei, c’è proprio aria di festa, c’è la volontà di fare bene,

    abbiamo sbagliato, è vero, ma Hash.m ci ha dato una seconda possibilità,

    stavolta saremo all’altezza della situazione. Parte la costruzione del Mishkan,

    il santuario mobile, il riferimento della Presenza Divina che accompagnerà

    gli ebrei nelle loro peregrinazioni, l’entusiasmo è tanto, tutti portano materiale

    per costruirlo, oro, argento, rame, qualunque altro materiale utile in grandi

    quantità, così tanta che Moshè deve ad un certo punto ringraziare il popolo

    e dire “basta”, abbiamo già più di quanto ci serve.

    Nel deposito, in un angolo, spunta anche un mucchio di specchietti di rame, di quelli usate

    dalle donne per farsi belle,accatastati uno sopra l’altro. Anche le donne avevano voluto

    dare il loro contributo per la costruzione del Mishkan, e Mosè non aveva voluto offenderle

    rifiutando, si, ma che farne? Sono oggetti leggeri, di bellezza, esteriori, poco adatti alla costruzione

    di un edificio spirituale. Sono gli stessi specchietti che le donne hanno usato per invogliare

    i mariti stanchissimi dai duri lavori della schiavitù egiziana, grazie a queste donne e ai loro

    specchietti il popolo di Israele ha potuto continuare a crescere, per Me questa è la

    cosa più importante (dice D.o), utilizzerete proprio questi specchietti di rame per fare il Kior,

    il contenitore di acqua usato dai Cohanim per lavarsi mani e piedi prima del loro servizio

    nel Santuario e senza il quale non avrebbero potuto fare nessun servizio, i Cohanim erano

    uomini, ma senza le donne, senza il loro sacrificio, senza la loro incessante preoccupazione

    per tirar su casa, famiglia, figli come tanti piccoli Beth Hamikdash, l’uomo, l’azione dell’uomo,

    non solo il Cohen, talvolta è impossibile, spesso limitata, quasi sempre incompleta.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 17 marzo 2019; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Shabbat

    Dopo aver già comandato lo Shabbat con le Dieci Parlate, HaKadosh-Baruch-Hu ribadisce

    nuovamente il divieto assoluto di fare qualunque lavoro di Shabbat, anche se dedicato alla

    costruzione del Mishkan, il Santuario. La Torà ci descrive con quanto comprensibile fervore gli

    ebrei si sono dedicati alla sua costruzione lavorando con passione e dedizione, terminare al più

    presto la costruzione del Santuario era importante, eppure Hash.m ribadisce il suo fermo “stop” di

    Shabbat, anche se state lavorando per Me, anche se state facendo una cosa Santa e

    elevatissima, la pausa di Shabbat vale anche per i lavori del Mio Santuario.

    E’ una lezione importante. Gli ebrei, trascinati dall’entusiasmo, avrebbero continuato volentieri a

    lavorare pur di terminare al più presto la costruzione del Mishkan, ma lo Shabbat viene e ricorda

    ogni settimana Chi è il Padrone, Colui che è Tutto e provvede a tutto, non bisogna mai farsi

    trascinare dal lavoro, per quanto elevato sia, si rischia di dimenticarsi, anche solo per un attimo,

    per Chi si sta facendo tutto questo. Il buon padre di famiglia che lavora svariate ore al giorno per

    mantenere dignitosamente la propria famiglia, per non far mancare nulla a moglie e figli, ha

    motivazioni elevatissime, ma poi torna a casa con il lavoro ancora in mente, un bacio distratto alla

    moglie, fa finta di sentire, un po’ spazientito, cosa hanno da dirti i figli della loro giornata, dei loro

    problemi, ok, ho sentito, ma adesso lasciatemi andare a vedere la mia mail.

    Ma come? Sei appena tornato dall’ufficio…. sono le 21.00… avrai già visto tutta la posta del

    giorno…! Lo faccio per voi, guardate quanto fatico per voi, solo per il vostro benessere, per

    migliorare la vostra vita! Il risultato è che moglie e figli potranno anche vivere da benestanti, ma

    così vengono privati della loro linfa vitale, la famiglia, il padre che lavora ininterrottamente

    convinto, in assoluta buona fede, di farlo unicamente per la felicità dei propri cari, rischia così di

    mancare proprio il suo obiettivo principale per cui tanto sta faticando. Lo Shabbat viene e te lo

    ricorda ogni settimana. Lo Shabbat ti fermi. Già da venerdì sera.

    In inverno, già dalle 14.00. Clienti, Whatsapp, Facebook, SMS, mail, cell. tel… alle 14.10 sei già

    sotto la doccia, poi Qaballat Shabbat al Beth Haknesset, poi subito a casa cantando Shalom

    Aleichem con lo sfondo del chiarore delle candele accese, poi il Qiddush seguito dallo squisito

    pasto di Erev Shabbat….poi, poi, poi… tanti altri poi di autentica delizia, le cose del lavoro (alla

    fine, sempre le stesse) sembrano, in quei momenti, davvero solo stupidaggini prive di valore.

    Dopo uno Shabbat così, sai che ti dico? Questo lunedì esco da lavoro alle 18.00, escono tutti a

    quell’ora, perché io dovrei starci di più? Lascio il cellulare a casa e porto i miei in pizzeria. E poi

    chiederò al più piccolo come è andata con il compito di matematica, è una cosa importante per lui,

    lo so, quindi lo è anche per me, alla fine io non desidero altro che la loro felicità. Succede a chi

    osserva lo Shabbat….

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 17 marzo 2019; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Cohen: il Sacerdote

    Voglio fare un korban per D.o.” Chi sta parlando non è esattamente quello che si può definire

    una persona pia. Caino vuole fare il suo korban ad Hash.m, è Caino che prende questa iniziativa,

    e per farlo sceglie i più bei steli di lino che, diversamente dagli altri vegetali a stelo,

    produce un solo stelo, segno di distinzione e nobiltà. Passa di lì Abele, suo fratello. Anche a lui

    viene il desiderio di fare un korban ad Hash.m, quindi prende una delle sue più belle pecore

    e la pone sull’altare vicino a quello del fratello. Due fratelli, due sinceri desideri di attaccarsi a D.o,

    due korbanot, il fuoco divino scende e consuma solo il sacrificio di Abele lasciando intonso quello

    vicinissimo di Caino, che resta visibilmente, comprensibilmente sbigottito e dispiaciuto.

    Ma come? Sono io che ho avuto l’idea del korban per primo! e ce l’ho anche messa tutta per farlo

    alla grande!Con tutti i bufali che aveva, Abele ha portato solo una pecora! certo una bella pecora,

    ma poteva dare di più!

    io invece ho portato il vegetale più nobile, il lino, e D.o invece gradisce la pecora di Abele

    e non il mio nobile lino? E’ una ingiustizia! Come finisce la storia tra i due fratelli è cosa nota.

    Caino e Abele, una storia dove ha difettato l’amore, quello fraterno, uno dei più alti

    che dovrebbe essere innato in ogni essere umano, la Torà quindi vieta di indossare abiti fatti

    con lino e lana per ricordare quanto è inaccettabile per D.o la mancanza di amore tra gli uomini.

    Non solo. L’offerta migliore deve essere fatta senza ostentazione, il meglio, ma possibilmente in

    silenzio, il nobile lino, usato come offerta, ha un che di arrogante, di presuntuoso, se offro

    sinceramente, una comune pecora (però la migliore) è meno vistosa del più pesante bufalo e

    quindi certamente più gradita a D.o perché sincera e discreta.

    Paradossalmente, i Cohanim, i sacerdoti, invece sono obbligati ad indossare abiti fatti di

    lino e lana insieme, in quanto servono D.o e il popolo “Beaavà”, con amore;

    se un Cohen è alterato con qualcuno o non è sereno, non può fare la Birchat Kohanim, il

    Sacerdote deve avere un amore puro, vero, sincero, completo, integro, come quello di Aaron

    HaKoen oev shalom, indossando proprio gli abiti che ricordano il non-amore, il Sacerdote dimostra

    il grande livello di amore da lui raggiunto. Visto che tutto il popolo ebraico è un popolo di sacerdoti,

    Am Kedoshim, sia la Volontà dell’Eterno Onnipotente di far cessare presto questo ormai

    insopportabile galut con l’arrivo di Maschiach, così tutti potremo scalere tutti i gradini dell’amore

    verso quelli più alti e servire tutti insieme D.o con il più puro dei cuori leolam vaed, amen ken yei

    ratzon.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 17 marzo 2019; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Il Mishkan

    Il Mishkan, il tabernacolo, era il luogo dove il popolo ebraico poteva avvertire la Presenza Divina,

    una costruzione importante, fatta di materiali importanti, preziosi secondo le precise disposizioni

    dell’Architetto dell’Universo. Le colonne (kerashim) dovevano essere costruite in legno di acacia

    (shittim). Diversamente dall’uomo, che quando erige una costruzione imponente pensa solo

    a trasmettere importanza con il lato esteriore (colonne di marmo, incise, scolpite,

    altissime etc.) il Santo-Benedetto-Egli-Sia vuole la materia per insegnarci, ogni dettaglio della

    costruzione non è mai fine a se stesso come lo sono quelle delle costruzioni umane. Shittim, il

    legno di acacia, non è stato scelto quindi per le sue particolari qualità, il noce o il ciliegio si

    prestavano altrettanto bene allo scopo, ma la sua radice Shotà è deviazione, il Santo avvisa gli

    uomini che nella vita incontreranno sempre dei percorsi da scegliere, andare allo stadio 5 ore

    prima, sotto la neve battente, per vedere una partita di calcio che si può vedere comodamente a

    casa,al caldo e in poltrona, è una scelta innaturale che però non porta da nessuna parte, andare a

    studiare Torà, darsi da fare per aiutare il prossimo, preoccuparsi per gli altri in un momento

    di crisi severissima, dove ogni energia dovrebbe essere spesa solo per far quadrare un bilancio

    sempre più in rosso, è anche questa una scelta innaturale, una deviazione però verso il Bene che

    ti consente di vivere nel sovrannaturale, tranquillo e sereno all’ombra protettrice di HaKadosh-

    Baruch-Hu.

    Kerashim (colonne), la parola Keresh è formata dalle stesse lettere di di Sheker, falsità.

    Ancora non a caso la Torà usa questo termine per chiamare così le colonne invece di “Amudim”

    (correntemente usato).

    La Torà è Verità, dice solo quello che è, senza poesia ne enfatizzazioni, il Mishkan è stato dato agli

    uomini in questo mondo, che è un mondo falso, come ogni cosa che non è per sempre, fatto di

    cose false, che non durano per sempre come ciò che è Vero.

    Trasformare il falso, sheker, che come ogni cosa falsa si sgretola al primo soffio, in keresh, una

    solida colonna, che come ogni cosa vera resta, in piedi, solida, questo è il nostro lavoro, mattone

    dopo mattone, fatica dopo fatica, così stiamo costruendo il mishkan della Verità che presto verrà

    mostrata a tutto il mondo con il Terzo e Eterno Beth Hamikdsah, bymeyrà beyamenu, amen.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 17 marzo 2019; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Le Mishpatim

    Shimon ha deciso di porre fine ai suoi problemi economici, e ha deciso anche come.

    Nel condominio di fronte vivono due anziani coniugi senza figli ma molto benestanti,

    questa notte mi introdurrò in casa loro senza farmi sentire e, mentre loro dormono,

    porterò via un paio di quadri…. solo due.. alla fine, per loro cambierà poco, per me invece…

    Detto, fatto. E’ una notte senza luna, buio pesto. Con gesti delicati ma precisi Shimon

    forza la serratura e entra silenziosamente in casa degli anziani coniugi, con passi felpati

    raggiunge i quadri, è un attimo, li prende e esce senza far rumore, in pochi minuti è a casa,

    nessuno ha visto niente, nessuno ha sentito niente. Solo un lieve ronzio, il “respiro”

    del Grande Fratello, anziani si ma non sprovveduti, le piccole, discrete telecamere

    di sicurezza hanno ripreso tutto….

    Anche Gad ha deciso di porre fine ai propri problemi economici, anche lui in modo sconveniente.

    Il negozio di moda e accessori di fronte è pieno di capi di abbigliamento di grande valore,

    pistola in pugno, “mani in alto, caricate tutto sul mio furgone!…. l’incasso, voglio anche quello…

    quanto… 30.000 Euro!.. tutto!… mettete tutto qui nel sacco… e che nessuno si muova!..”,

    poi via di corsa, chi mi prende più…. ancora quel ronzio, ancora il sommesso ronzio

    dell’occhio elettronico….

    Naturalmente Gad e Shimon non solo non hanno posto fine ai loro problemi economici

    ma ora ne hanno altri ben più gravi. Entrambi davanti al Giudice, con accuse di furto con scasso

    per il primo, rapina a mano armata per il secondo, attendono con ansia le inevitabili condanne.

    Secondo la Torà, Shimon dovrà restituire il doppio del valore dei quadri sottratti, Gad giusto quello

    che ha preso. Ingiustizia! Gad, che ha spaventato i commessi con la pistola, che si è portato via

    un sacco di cose, le restituisce e finisce lì, Shimon che ha agito di nascosto e non ha spaventato

    nessuno, per due soli miserabili quadri ora deve restituirne per il valore di quattro! Ingiustizia!

    Mishpatim sono le Leggi che se D.o non le avesse impartite nella Torà, “forse” (il dubitativo è

    d’obbligo) l’uomo le avrebbe istituite da solo, non rubare, non uccidere etc. Le condanne

    comminate ai nostri due sventurati “apprendisti malfattori” dimostrano però che la Giustizia di D.o

    è l’Unica Giustizia Vera, che comprende tutto, anche nell’applicazione delle Mishpatim, le

    cosiddette leggi comprensibili dall’uomo.

    Shimon ha agito nell’ombra dimostrando di temere solo gli uomini e non Colui che tutto vede

    e tutto sente ben più di qualunque marchingegno elettronico, giustissima quindi la doppia

    punizione.

    Verrà presto il giorno in cui applicheremo le Mishpatim allo stesso modo dei Chukkhim, le leggi di

    D.o completamente incomprensibili alla mente umana, Maschiach sarà il nostro Maestro e le

    studieremo tutti insieme, senza fretta, serenamente, gioiosamente, nel Beth HaMikdash che verrà

    ricostruito tra pochissimo bimeyrà beyamenu, omen ken yei ratzon.

    Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 17 marzo 2019; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).

  • Purim: il digiuno di Esther e le altre leggi

    Purim: il digiuno di Esther e le altre leggi

    Lezione del 14 marzo 2019 · Durata 1:04:18 · Serie: Feste

    English: Purim: The Fast of Esther and the Other Laws

  • Purim nella Mishnah: il trattato Meghillà

    Purim nella Mishnah: il trattato Meghillà

    Lezione del 12 marzo 2019 · Durata 1:03:49 · Serie: Feste

    English: Purim in the Mishnah: Tractate Megillah

  • Meghillat Rut – Capitolo 4, verso 13 – Mashiach

    Meghillat Rut – Capitolo 4, verso 13 – Mashiach

    Lezione del 7 marzo 2019 · Durata 1:03:46 · Serie: Meghillat Rut

    English: The Book of Ruth – Chapter 4, verse 13 – Moshiach

  • Meghillat Rut – Capitolo 4, verso 12

    Meghillat Rut – Capitolo 4, verso 12

    Lezione del 5 marzo 2019 · Durata 1:02:53 · Serie: Meghillat Rut

    English: The Book of Ruth – Chapter 4, verse 12

  • Meghillat Rut – Capitolo 4

    Meghillat Rut – Capitolo 4

    Lezione del 28 febbraio 2019 · Durata 0:58:21 · Serie: Meghillat Rut

    English: The Book of Ruth – Chapter 4