Il Mishkan

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Il Mishkan, il tabernacolo, era il luogo dove il popolo ebraico poteva avvertire la Presenza Divina,

una costruzione importante, fatta di materiali importanti, preziosi secondo le precise disposizioni

dell’Architetto dell’Universo. Le colonne (kerashim) dovevano essere costruite in legno di acacia

(shittim). Diversamente dall’uomo, che quando erige una costruzione imponente pensa solo

a trasmettere importanza con il lato esteriore (colonne di marmo, incise, scolpite,

altissime etc.) il Santo-Benedetto-Egli-Sia vuole la materia per insegnarci, ogni dettaglio della

costruzione non è mai fine a se stesso come lo sono quelle delle costruzioni umane. Shittim, il

legno di acacia, non è stato scelto quindi per le sue particolari qualità, il noce o il ciliegio si

prestavano altrettanto bene allo scopo, ma la sua radice Shotà è deviazione, il Santo avvisa gli

uomini che nella vita incontreranno sempre dei percorsi da scegliere, andare allo stadio 5 ore

prima, sotto la neve battente, per vedere una partita di calcio che si può vedere comodamente a

casa,al caldo e in poltrona, è una scelta innaturale che però non porta da nessuna parte, andare a

studiare Torà, darsi da fare per aiutare il prossimo, preoccuparsi per gli altri in un momento

di crisi severissima, dove ogni energia dovrebbe essere spesa solo per far quadrare un bilancio

sempre più in rosso, è anche questa una scelta innaturale, una deviazione però verso il Bene che

ti consente di vivere nel sovrannaturale, tranquillo e sereno all’ombra protettrice di HaKadosh-

Baruch-Hu.

Kerashim (colonne), la parola Keresh è formata dalle stesse lettere di di Sheker, falsità.

Ancora non a caso la Torà usa questo termine per chiamare così le colonne invece di “Amudim”

(correntemente usato).

La Torà è Verità, dice solo quello che è, senza poesia ne enfatizzazioni, il Mishkan è stato dato agli

uomini in questo mondo, che è un mondo falso, come ogni cosa che non è per sempre, fatto di

cose false, che non durano per sempre come ciò che è Vero.

Trasformare il falso, sheker, che come ogni cosa falsa si sgretola al primo soffio, in keresh, una

solida colonna, che come ogni cosa vera resta, in piedi, solida, questo è il nostro lavoro, mattone

dopo mattone, fatica dopo fatica, così stiamo costruendo il mishkan della Verità che presto verrà

mostrata a tutto il mondo con il Terzo e Eterno Beth Hamikdsah, bymeyrà beyamenu, amen.

Articolo originariamente pubblicato sul blog di Rav Rodal il 17 marzo 2019; testo recuperato dall’archivio di Internet (Wayback Machine).